Guerra di cifre sui conti del Ruzzo L’Ersi: «Situazione preoccupante»

L’ente di controllo sui servizi idrici mette in evidenza l’aumento dei debiti e dei crediti non riscossi Il Cda, invece, ha presentato il bilancio parlando di una ripresa dell’azienda acquedottistica
TERAMO . Sul bilancio del Ruzzo infuria la guerra delle cifre. Dopo la presentazione da parte del Cda, che pur sottolineando alcune criticità ha delineato una situazione di lenta ripresa dell’azienda, è il parere dell’Ersi, l’ente di controllo regionale sui servizi idrici, ad alimentare lo scontro politico. «Si reputa opportuno rilevare che a fronte di ricavi passati da 47.183.123 euro nel 2018 a 56.787.660 euro nel 2019», si legge nella nota, «l’ammontare dei crediti è aumentato passando da 62.085.364 euro nel 2018 a 81.881.447 nel 2019». A fronte di questo dato «l’ammontare dei debiti è in aumento passando da 97.759.032 euro nel 2018 (nel bilancio 2018 però si legge 93.892.000) a 114.012.202 euro nel 2019».
L’Ersi riporta brani la relazione gestionale del Cda del Ruzzo secondo cui «permane il capitale circolante netto negativo (euro 8.700 migliaia), che determina la situazione di tensione finanziaria in cui versa la società. In particolare, si segnala che: debiti verso i fornitori al 31/12/2019 sono aumentati di circa 6 milioni a causa del sostenimento nell’esercizio di maggiori costi della produzione, non in linea con le ipotesi formulate nel piano industriale 2019-2021, costi per la maggior parte non prevedibili e legati all’emergenza Gran Sasso. La richiamata situazione di tensione finanziaria non ha consentito, tra l’altro, alla società di pagare la terza rata, scaduta al 31/03/2020, prevista negli accordi di rateizzazione stipulati nell’esercizio 2019 con i comuni, per il tramite dell’ente d’ambito». Nella nota si fa riferimento anche al costo del personale, in aumento rispetto al 2018 da 14.248.576 euro a 14.982.526. «I limiti di legge sono da intendersi quelli fissati da Arera», scrive l’Ersi, «in particolare ad oggi, la regolazione nazionale riconosce in tariffa un livello dei costi operativi predeterminato e ancorato ai valori del bilancio 2011, tra cui vi è il costo del personale il cui ammontare nel 2011 era pari a 11.892.642 euro con una variazione in aumento di + 3.089.884 euro. Ciò rappresenta una seria criticità in sede di riconoscimento tariffario come evidenziato più volte da questo ente».
La valutazione, dunque, è tutt’altro che positiva. «Quanto emerge sia dai pareri degli organi di controllo interni alla società sia dal parere accluso», prosegue la nota, «desta forte preoccupazione per il futuro della gestione del servizio idrico integrato. Lo stato di tensione finanziaria da tutti rilevata che caratterizza la gestione societaria, che chiude in utile solo grazie ad un evento “straordinario”, la non adeguatezza del piano industriale – sul punto si rinvia ai pareri espressi da questo Ente nel 2019 e nel 2020 – che aveva portato all’approvazione del bilancio 2018, l’assenza di garanzie e di percorsi volti a superare tali criticità, il riferimento all’incertezza legata al Covid-19, portano a rilevare una evidente situazione di criticità che necessita di un’immediata azione di risanamento dei conti da parte della governance societaria».
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