Ha la fibrosi cistica, partorisce bimbo sano

Il caso definito dai medici del Mazzini «non comune». La neomamma: «Ho accettato tutti i rischi»
TERAMO. Lunedì pomeriggio al Mazzini è venuto alla luce un bimbo da una giovane donna affetta da fibrosi cistica, malattia genetica che rende le gravidanze molto rischiose sia per le mamme che per i feti. Il parto è un evento raro ottenuto grazie alla collaborazione di più unità operative della Asl di Teramo. Ne dà notizia il direttore generale Maurizio Di Giosia che dichiara: «Faccio ai novelli genitori infinite felicitazioni e li ringrazio per la fiducia che hanno dimostrato scegliendo la nostra struttura per un evento così fondamentale ma nello stesso tempo delicato». Il dg sottolinea anche l’ottimo livello dell’assistenza sanitaria assicurata dalle equipe coinvolte che hanno lavorato in perfetta sinergia.
«Non è un evento comune», spiega Alessandro Santarelli, direttore facente funzione dell’unità di Ostetricia e Ginecologia del Mazzini, «la gravidanza, grazie all’attività combinata del nostro reparto con il Centro per la fibrosi cistica di Atri, ha avuto un decorso fisiologico. La terapia farmacologica ha permesso alla mamma di arrivare a termine di gravidanza in ottime condizioni. Il taglio cesareo programmato è stato effettuato a 38 settimane. La mamma e il bimbo godono di ottima salute e per entrambi si prevede un rientro a casa in tempi fisiologici».
A raccontare la propria felicissima esperienza è Samuela Ruffini, la neomamma giuliese di 32 anni che il 24 ottobre, alle 16,13, ha dato alla luce il piccolo Sion, dal peso di 3,625 kg. «Ho scoperto a 17 anni di avere la fibrosi cistica», racconta la giovane, «nel 2013 mi sono sposata con Daniele ed entrambi sapevamo che, nella mia condizione, è rischioso avere figli. Quando ho scoperto di essere incinta i medici mi hanno detto che la gravidanza era pericolosa per me e per il bambino. Ma io ho detto: “Se Dio ci ha dato questo dono, andiamo avanti, seguiamo la strada che ci ha indicato, accettando qualsiasi cosa verrà”. Io già da tempo assumevo un farmaco innovativo, in uso da qualche anno negli Stati Uniti e da poco introdotto in Europa, che ha aumentalo la funzionalità dei polmoni e degli altri organi, togliendomi la tosse. Ho sospeso questo farmaco per quasi tre mesi, per non compromettere la formazione del bambino. In questo periodo ho sofferto, anche perché ho preso anche il Covid, ma ho superato tutto grazie anche al sostegno di tutta la famiglia. Ci sono stati momenti di scoramento, non riuscivo a respirare. Ma il pensiero del mio bambino mi aiutava ad andare avanti».(red.te)

