Hanno il reddito di cittadinanza ma fanno gli artigiani in nero

3 Gennaio 2020

Sotto accusa un carpentiere e una parrucchiera: si spacciano per disoccupati e invece lavorano Per due mesi avrebbero percepito un’indennità di seicento euro senza averne i requisiti

TERAMO. Dai proprietari di Porsche a quelli di alberghi: c’è di tutto tra i furbetti del reddito di cittadinanza scoperti dalla guardia di finanza da quando la nuova misura di inclusione è stata introdotta in Italia. Centinaia, a livello nazionale e da nord a sud, quelli sorpresi a percepire il reddito pur non avendone diritto: l’immagine di un Paese in cui tutto è sempre possibile fino a quando non scatta l’inchiesta giudiziaria a definire l’illecito. Cronache quotidiane che non sempre balzano agli onori della cronaca, ma che scandiscono la realtà. Come nel caso di due artigiani teramani per cui la Procura ha chiesto il processo con l’accusa di truffa ai danni dello Stato e violazione delle normative che regolano il reddito di cittadinanza: i due si sono spacciati per disoccupati ma in realtà lavorano.
Secondo la Procura (il fascilo è del pm Davide Rosati) avrebbero indebitamente percepito per due mesi un assegno di circa 600 euro pur lavorando in nero: in un caso come operaio edile nell’altro come parrucchiera. Nel primo nella richiesta era stato inserito solo il basso reddito della moglie del richiedente mentre lui era indicato come disoccupato. In realtà così non era e a questo proposito è stato denunciato anche il suo datore di lavoro. Le indagini, anche a livello locale, sono state portate avanti dalla guardia di finanza e appena qualche giorno fa il pm ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio con il gup che ora dovrà decidere se mandarlo a processo. Nel frattempo l'Inps ha già provveduto alla sospensione del versamento del reddito di cittadinanza. Stessa trafila per la donna che ha dichiarato di essere disoccupata mentre invece è stato scoperto che fa la parrucchiera in nero. Anche per lei iscrizione nel registro degli indagati e richiesta di rinvio a giudizio con le accuse di truffa ai danni dello Stato e violazione delle normative che regolano il reddito di cittadinanza. Gli ultimi dati sulle domande presentate in Abruzzo per ottenere il reddito di cittadinanza risalgono a settembre. Complessivamente sono state presentate e accolte 21.091 domande: per la provincia teramana sono state 4.229. A livello nazionale la guardia di finanza – che dispone di un apposito nucleo per il controllo della spesa pubblica – stima che i livelli di frode arrivino quasi al 70% dei casi sottoposti a controlli di base. Il metodo investigativo è l’indicatore Isee e la relativa Dsu (dichiarazione sostitutiva unica), cioè i punti di accesso al beneficio del reddito di cittadinanza che viene erogato o meno in base a questi indicatori. In questo modo la Finanza ha trovato false dichiarazioni rese in autodichiarazione che hanno consentito a molti di percepire illecitamente gli assegni pur senza averne diritto. Le informazioni false eventualmente dichiarate non emergono dalle verifiche automatiche e possono essere scoperte soltanto da una capillare azione di monitoraggio e controllo sul territorio.
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