Hatria, la produzione va in parte all’estero Possibili tagli in vista

7 Dicembre 2016

Incontro in Provincia e sit-in degli operai: l’azienda non ha ancora deciso, ma i sindacati sono in allarme

TERAMO. Una situazione di incertezza per l’Hatria e finora nessuna rassicurazione. E’ la condizione che stanno vivendo i 189 dipendenti dell’industria di sanitari di Sant’Atto.

La fabbrica, di proprietà di un fondi di investimento americano, sta effettuando una fermata nella produzione da fine settembre e adesso si rincorrono le voci che parte della produzione, quella della fascia più bassa, potrebbe essere spostata all’estero. In particolare in Tunisia, visto che nei giorni scorsi una delegazione tunisina ha visitato l’azienda.

Per avere notizie i sindacati, ormai da parecchio tempo, chiedono un incontro all’azienda. Mai accordato. E alla fine hanno chiesto l’intermediazione della Provincia. E così ieri pomeriggio si è tenuto l’incontro, a cui oltre ai sindacati e ai funzionari della Provincia, hanno partecipato l’amministratore unico dell’Hatria, Vincenzo Panza, il direttore finanziaria Mario Di Febo, il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino.

«Abbiamo fatto rilievi sullo stato delle relazioni sindacali», esordisce Giampiero Dozzi, segretario della Filctem Cgil, «e poi abbiamo evidenziato la nostra preoccupazione. L'azienda ci ha risposto che non ha deciso ancora nulla, ma ha evidenziato la necessità di un riposizionamento della produzione: le lavorazioni di bassa gamma non sono più sostenibili. Per questo si stanno attivando per arrivare a progetti di partenariato con soggetti che dovrebbero portare nuovi volumi produttivi». «Abbiamo chiesto la convocazione in Provincia per capire se c'è una strategia o una valutazione in atto sulla possibilità di esternalizzare alcune produzioni», aggiunge Serafino Masci della Femca Cisl, «è necessario che l'azienda sia chiara perchè ce lo chiedono i lavoratori in cassa integrazione a zero ore. E' un diritto dei lavoratori essere informati con tempestività, soprattutto perchè l'azienda non naviga in acque tranquille. Invece finora ha fatto il contrario, negandoci gli incontri».

I sindacati sono preoccupati perchè ritengono, vista la situazione attuale, «piuttosto ambizioso» raggiungere il punto di equilibrio dei conti, che secondo l’azienda si aggira su un fatturato di 18 milioni di euro, visto che attualmente è sui 15 milioni. «Noi vogliamo sapere se ci sarà un impatto sull'organico, tenendo conto che dobbiamo gestire gli ammortizzatori sociali», precisa Dozzi, «ad esempio dei problemi sulla bassa gamma. Tenuno conto che una fabbrica di 189 unità è un patrimonio che non ci possiamo permettere di assottigliare, soprattutto in un territorio come il nostro».E’ stata annunciata la ripresa dell’attività per il 2 gennaio: rientreranno al lavoro in 50, a rotazione (a.f.)

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