I 138 sindaci del cratere in piazza a Roma il 15

L’Anci: «Va dato al Governo un segnale forte, il decreto sisma non basta» Farabollini scade il 31, chiesto un nuovo commissario «politico e non tecnico»
TERAMO. «L’inizio del nuovo anno non modifica la posizione dell’Anci in merito alla necessità di sbloccare e far partire realmente la ricostruzione del cratere sismico del Centro Italia; anzi il livello della tensione e della spinta istituzionale, e quello delle sollecitazioni delle comunità dei territori, saranno ulteriormente incrementati». Comincia così una nota firmata dal sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto in qualità di presidente regionale dell’Anci, l’associazione dei comuni italiani. D’Alberto evidenzia: «L’approvazione del decreto sisma, con la conversione in legge di fine anno, non ha soddisfatto le richieste riassumibili nell’immagine di uno shock da introdurre con il ricorso a misure straordinarie e forti, rispetto a una situazione gravissima, ferma praticamente da tre anni. Così, si continua a lavorare con misure ordinarie, perpetrando le lentissime procedure della ricostruzione pubblica e privata. Pertanto, già nel mese in corso, torneremo a reclamare con forza i diritti delle nostre popolazioni, con una mobilitazione pubblica e istituzionale in programma per il 15 gennaio, che si espliciterà in una iniziativa congiunta di tutti i 138 sindaci del cratere sismico a Roma. Sarà una mobilitazione forte, istituzionale, per dare un segnale di contrarietà rispetto alla sottovalutazione subìta in questi tre anni e soprattutto per lanciare una spinta diversa, un passo diverso, e riaprire subito il tavolo normativo. L’iniziativa pubblica, la mobilitazione di tutti i sindaci, ha l’obiettivo di alzare il livello della tensione istituzionale e il livello della voce dei territori che sono stati totalmente schiaffeggiati da chi ha gestito negli ultimi tre anni la ricostruzione post-terremoto.
IL COMMISSARIO. «E poi», continua D’Alberto, «c’è il tema che va sollevato subito ed è la prima decisione che ci attendiamo nel nuovo anno: quello della figura e della struttura commissariale. Scaduto il 31 dicembre il termine ordinario del commissario Farabollini, noi abbiamo una preoccupazione: chiediamo al Governo di non lasciare vuoti e di intervenire subito con la scelta del nuovo commissario e la definizione della nuova struttura commissariale. Non vogliamo prorogatio, quindi con limitatezza di poteri, ma immediata operatività. Ciò che chiediamo lo abbiamo già detto e torniamo a ribadirlo: è necessario un commissario di alto profilo politico, nel senso elevato del termine, una figura che abbia l’autorevolezza, la credibilità e la forza politica di raccogliere le istanze dei territori e le porti con energia e autorevolezza al tavolo del Governo per rappresentarle e trasformarle in decisioni. Un commissario, perciò, che sia presente all’interno di Palazzo Chigi e quindi che possa dialogare quotidianamente col Governo, non una mera struttura burocratica. Non abbiamo bisogno di un tecnico, serve una figura commissariale politica. Abbiamo bisogno di un interlocutore che sia capace di dare risposte ad un territorio le cui esigenze fino ad oggi sono state gravemente sottovalutate».
PERSONALE E CASE. Parlando al Centro come sindaco di Teramo, D’Alberto auspica che a breve si sciolgano due dei nodi della ricostruzione lumaca. «Sul personale», dice, «mi aspetto che ci sia un’accelerazione nell’arrivo dei tecnici promessi che permetta ai Comuni di entrare nella partita della ricostruzione leggera. L’obiettivo è che la macchina che il direttore Rivera ha messo in pista sia potenziata. Noi come Comune abbiamo chiuso una selezione per quattro tecnici, l’idoneità è stata conseguita da sei e quindi abbiamo una graduatoria. Le lentezze sono anche nostre? È un problema di tutti gli enti locali, legato alle procedure lentissime (guardate la scuola di Isola, che ha seguito un altro percorso e non è un caso che sia stata già inaugurata) e al personale, sempre minore. La ricostruzione non si fa a costo zero, devi dare personale in più. Mi aspetto», conclude D’Alberto, «anche un’accelerazione sulle case per gli sfollati, al momento su Teramo ne sono state comprate 24 dall’Ater che speriamo ne compri altre a stretto giro dopo averne promesse cento. Intanto le assegnazioni sono sospese. Non posso assegnare le 24 disponibili quando ci sono almeno 53 assegnatari in attesa».(d.v.)
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