I ceramisti: vogliono farci chiudere

2 Novembre 2019

Castelli, gli artigiani contro il sindaco che ha firmato lo sgombero dalle casette

CASTELLI. «Contestiamo le affermazioni del primo cittadino, la sua è la rappresentazione strumentale e fuorviante della realtà oggettiva». Questa la replica di quattro ceramisti di Castelli – Ivana Di Claudio, Nadia Maria Mancini, Gianni Leonetti e Paolo Esposito Pirelli – al sindaco Rinaldo Seca sulla vicenda della rimozione, decisa con ordinanza dal primo cittadino e dalla sua amministrazione, della struttura donata dalla Caritas e installata sul suolo pubblico che dal 2017 è occupata dai quattro artigiani a causa dell’inagibilità delle proprie botteghe.
Il primo cittadino, in un botta e risposta con la consigliera di parità della Provincia Monica Brandiferri che si è fatta portavoce della volontà dei ceramisti di non voler lasciare la struttura, ha spiegato che «l’amministrazione ha prospettato loro la soluzione alternativa di utilizzare dieci locali del centro storico tornati agibili a zero spese usufruendo della delocalizzazione prevista per le attività del cratere sismico, con il non interessamento dei medesimi a occupare un locale di proprietà del Comune messo a disposizione e con l’attesa di nove mesi per lo sgombero dalla prima ordinanza».
Ma i ceramisti dicono la loro in una lettera. «La Caritas ha concesso agli iniziali cinque artigiani aventi diritto in comodato gratuito la struttura con relativo contratto di registrazione previsto per un anno rinnovabile», scrivono, «inspiegabilmente l’amministrazione ha iniziato a manifestare ostilità, emanando diverse ordinanze per la rimozione della stessa, adducendo motivazioni pretestuose per far “rientrare” le attività allocate (diminuite di una unità) e proponendo la presunta “disponibilità” di locali nel centro storico. Locali che da uno studio svolto dall’ingegner Mascia incaricato dalla Caritas sono stati certificati inequivocabilmente non idonei». Nel frattempo i ceramisti hanno inoltrato alla Caritas la richiesta di proroga del contratto «che dopo un primo diniego c’è stata concessa fino allo scorso 30 giugno e chiesto al sindaco, in due incontri, altri locali potenzialmente disponibili, ma senza avere nessuna risposta». Secondo i ceramisti «C’è la volontà di rimuovere la struttura costringendoci alla chiusura delle nostre attività mai considerate e additate come privilegiate e non paganti affitto dall'amministrazione che costituiscono più del 10% delle ditte operanti sul territorio».
Anche la Brandiferri è tornata sull’argomento rispondendo al sindaco di Castelli che l’aveva accusata «di non aver approfondito bene la materia». «Innanzitutto rassicuro Seca sul fatto che sono perfettamente a conoscenza dell’evolversi della situazione», scrive in una nota, « la soluzione dei dieci locali messi a disposizione non è percorribile per la non agibilità e utilizzabilità attestata dalla perizia della Caritas. Ribadisco l’invito a trovare una soluzione condivisa che tuteli gli interessi di tutte le parti in causa».
Adele Di Feliciantonio
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