I comitati di quartiere: da rifare le regole sulla partecipazione

Il presidente del coordinamento Bucciarelli: «La bozza del Comune va ridiscussa e integrata D’Alberto su questo non abbia fretta, pensasse invece a dare alla città le risposte finora mancate»
TERAMO. La pubblicazione sul sito del Comune della bozza del regolamento sulla partecipazione, annunciata dal sindaco D’Alberto per Capodanno, non c’è ancora stata. «La dirigente sta limando il documento nella forma», spiega il primo cittadino, «la pubblicazione ci sarà entro gennaio».
In attesa che parta la fase di confronto con la città destinata a chiudersi con l’approvazione del regolamento in consiglio, i comitati di quartiere e di frazione affilano le armi per quello che si annuncia un confronto non semplice con gli amministratori. Il presidente del coordinamento dei comitati, Domenico Bucciarelli, lo dice senza mezzi termini al Centro: «Questa cosa va ridiscussa investendo in maniera fattiva i comitati, non può essere che veniamo convocati per essere portati a conoscenza di un qualcosa già nato in una commissione. Il metodo seguito finora va corretto: almeno i comitati più fattivi e importanti devono essere tenuti in conto per l'elaborazione di un regolamento che sia condiviso».
Il sindaco, però, è intenzionato ad accelerare. E Bucciarelli lo avverte: «L'approvazione in consiglio va rimandata, altrimenti si creano dissidi e scompensi. Un anno prima, un anno dopo, che cambia? Le cose meglio farle bene».
Entrando nel merito del regolamento, Bucciarelli sottolinea che nella bozza manca l’istituzione di un coordinamento dei comitati. «D’Alberto critica il coordinamento esistente», dice, «e credo lo faccia perché non vi ha aderito il comitato di San Nicolò. Ma il coordinamento funziona ed è rappresentativo, finora si è fatto carico di diverse problematiche d’interesse generale (teatro romano, centrale della Cona, nuovo ospedale). Secondo me quest’organismo dev'essere previsto nel regolamento, magari possono anche essere due: uno dei quartieri e uno delle frazioni. In questo modo il problema delle macroaree previste nella bozza non esisterebbe perché il Comune s'interfaccerebbe con soli due organismi. Comprendo l'esigenza del Comune di regolamentare la partecipazione e mettere un limite ai comitati perché c'è un personalismo dilagante, i comitati di frazione tendono alla loro conservazione e questo, se è comprensibile, va a scapito dell’efficienza, che invece può essere recuperata attraverso il coordinamento».
Ma Bucciarelli è d’accordo o no con le macroaree? La risposta è: «Se c'è un coordinamento non hanno senso, altrimenti è giusto che ci siano. Io ad esempio la macroarea l'ho fatta unificando Cona, Fonte Baiano e Piano Solare. Bisogna semplificare, è chiaro».
Al di là del regolamento, il presidente del coordinamento di quartieri e frazioni fa una critica ad ampio raggio all’amministrazione D’Alberto: «Qui non si vede una progettualità amministrativa, non si vedono piani di respiro sul traffico, sui parcheggi, sul verde, sull’urbanistica. Su questo l'amministrazione si deve muovere se la città vuole crescere, qui si parla solo di balli in piazza ma pensare la cosa pubblica è ben altro se vogliamo guardare al futuro. Questa critica vuol essere costruttiva, di stimolo. Perché i comitati si evolvono e hanno successo se c'è una rispondenza tra le cose che si dicono e quelle che si fanno. Su troppi problemi di cui si discute da tempo non si vedono soluzioni e i comitati in questo modo perdono valore agli occhi degli aderenti, che dicono: ma perché devo venire in assemblea se si fanno solo chiacchiere? Chiedo più efficienza ai settori più importanti e portanti della pubblica amministrazione, in primis il quinto settore. La spinta partecipativa», conclude Bucciarelli, «si riaccende solo se un’amministrazione fa i fatti».
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