I commercianti: crisi senza fine ma per Natale fateci riaprire

TERAMO. Da quando l'Abruzzo è zona rossa, sono stati molti i negozi costretti a chiudere temporaneamente i battenti. A Teramo città i pochi ad essere rimasti aperti invece, cercano nel migliore dei...
TERAMO. Da quando l'Abruzzo è zona rossa, sono stati molti i negozi costretti a chiudere temporaneamente i battenti. A Teramo città i pochi ad essere rimasti aperti invece, cercano nel migliore dei modi di continuare gli affari. «Con la zona rossa le vendite sono scese abbastanza », ha commentato Mario Di Giuseppe, fruttivendolo di via Gasbarrini , «noi che siamo rimasti aperti abbiamo avvertito in maniera sicuramente ridotta le perdite, ma ci sono state eccome. I clienti li ho visti abbastanza sereni per fortuna, non hanno smesso di venire, ovviamente tutti distanziati e con la mascherina ». «Gli affari sicuramente vanno peggio», ha detto Lorenzo Di Giambattista, titolare del panificio Pan per Focaccia, «per quanto riguarda il mio settore non ci possiamo troppo lamentare, visto che siamo rimasti aperti. Però il calo c'è stato, con perdite di almeno il 20%». A pochi passi dal panificio c’è il bar Grand' Italia/Bakery Il Vecchio Forno. « Con il passaggio dalla zona arancione alla rossa la differenza al ribasso negli affari l'abbiamo sentita molto», ha dichiarato Francesca Marinelli, moglie del titolare, «poi però è come se la clientela si fosse abituata alla cosa. Tutti sono diventati più tranquilli, senza eccessiva paura nell'entrare ad ordinare un caffè da asporto. È diventata la normalità. Dispiace molto per il personale del bar: la maggior parte si trova in cassa integrazione. Stiamo cercando di tenere duro». Tra i settori meno sofferenti c'è forse quello dei giocattoli. «Almeno noi non siamo stati troppo penalizzati», ha commentato Francesca Paganico, figlia del titolare dello storico negozio, «molti clienti non potendo acquistare per se stessi hanno investito un po' di più nell'acquisto dei giocattoli per bambini. Ovviamente anche noi abbiamo subito perdite a causa delle restrizioni; il negozio non è mai pieno visto che si può entrare solo dieci alla volta, però non possiamo lamentarci, rispetto ad altri settori che sono stati obbligati a chiudere. Confidiamo soprattutto nella fine della zona rossa e nel periodo natalizio, dove tradizionalmente le vendite hanno un'impennata». Per Romina Di Nardo, titolare del salone da parruccheria “Il bello delle donne” di Montorio «la limitazione nello spostamento tra i comuni ha fatto sì che a novembre ho lavorato abbastanza bene e ho avuto presenze nuove nel salone oltre agli abituali clienti. Il periodo natalizio ci fa ben sperare, l’importante è che restiamo aperti e garantiamo continuità perché abbiamo dimostrato il pieno rispetto delle norme». Gianluca De Giorgis, titolare del ristorante “ Totò” di Montorio ha detto: «Stiamo offrendo ai nostri clienti il servizio da asporto a pranzo e cena e devo ammettere che abbiamo prenotazioni e che la cittadinanza ci sta venendo incontro. Ma il tutto ci garantisce la sopravvivenza, grazie anche al fatto che la nostra è una attività a conduzione familiare. La chiusura nel periodo natalizio ci penalizzerebbe, ma devo constatare che le aperture e le chiusure a intermittenza non giovano: creano problemi organizzativi e disorientamento nella clientela. Ci siamo adeguati anche con un investimento non da poco conto alle disposizioni anti-Covid e siamo in grado di ripartire, ma in modo continuativo».
La crisi del momento morde anche in Val Vibrata. Paolo De Luca è un parrucchiere di lungo corso nel suo salone a Sant’Omero. «Ho perso fatturato ed il lavoro è sceso paurosamente», ha detto, «prima la chiusura della scorsa primavera, ora la crisi e clienti che spaventate rinunciano e quelle che vengono da fuori comune non possono per via della zona rossa. Gli aiuti sono pressochè nulli ed insufficienti a ripagarci del lavoro perso. Di questo passo rischio la chiusura».. Antonella Tullii ha avviato l’attività quasi un anno fa. Nemmeno il tempo di partire con la sua Hostaria Del Baffo Rosso a Corropoli che ha dovuto chiudere per il primo lockdown. Poi l’ultimo. Ha lavorato mezzo anno, pagando tasse per uno intero. «Non ho visto aiuti», ha detto, «ho un locale ampio, dove il distanziamento è garantito, sanificato eppure tutto questo non è bastato. Se ci tolgono la possibilità di lavorare anche alle feste rischiamo il crack. Governo e Regione devono farci tornare a lavorare in presenza e con l’asporto».
Gaetano Novelli
Adele Di Feliciantonio
Alex De Palo
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