I consulenti dei pm al ministero «Criticità nel sistema Gran Sasso»

28 Agosto 2018

A chiusura dell’inchiesta la Procura invia le conclusioni della perizia al dicastero della Salute Tra i reati ipotizzati dopo un anno di indagini c’è anche l’inquinamento ambientale

TERAMO. Oltre duemila pagine per rispondere ai quesiti posti dai pm e declinare criticità: quelle riscontrate dai tre super consulenti incaricati di studiare il sistema acqua Gran Sasso e finite all’esame del ministero della Salute. E non solo. Perchè la Procura teramana, dopo la chiusura dell’inchiesta, ha inviato le conclusioni della voluminosa consulenza non solo al dicastero ma anche ad altri enti coinvolti nella gestione del sistema. E questo dopo che i super esperti hanno messo nero su bianco criticità sulla contiguità esistente tra i laboratori di fisica nucleare, le sorgenti e l’A24.
La complessa inchiesta è quella sulla sicurezza del sistema acqua Gran Sasso avviata dopo quei drammatici giorni dell’emergenza potabilità del maggio 2017 con la successiva mobilitazione del fronte ambientalista. Nei giorni scorsi la Procura teramana ha chiuso l’inchiesta con la firma dell’avviso delle conclusioni indagini (il cosiddetto 415 bis del codice di procedura penale) su un voluminoso atto che ipotizza vari reati tra cui quello dell’inquinamento ambientale a carico di alcuni indagati. Ma resta massimo il riserbo sull’esito dell’ inchiesta, durata oltre un anno, coordinata dal procuratore Antonio Guerriero (per anni magistrato nella Terra dei fuochi) e affidata al pool di pm composto da Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni. A fare da filo conduttore all’attività di inquirenti e carabinieri del Noe è stata proprio la corposa consulenza dei tecnici nominati l’anno scorso dalla Procura, tre super esperti di sistemi idrici e ambientali e che in passato si sono occupati ai disastri della Terra dei fuochi e della frana di Sarno. Si tratta di Domenico Pianese, dell’università Federico II di Napoli; di Sabino Aquino, geologo, esperto di rilievi idrogeologici e ambientali e di Vincenzo Belgiorno, ordinario di ingegneria sanitaria-ambientale all’università di Salerno. E’ a loro che i magistrati teramani si sono affidati partendo da un dato: capire gli interventi di messa in sicurezza disposti dopo lo sversamento di quindici anni fa (il caso Borexino) dall’allora commissario straordinario Angelo Balducci. Un obiettivo racchiuso nell’incipit del quesito affidato un anno fa ai tre super esperti: «Se all’esito dei lavori eseguiti dal commissario i livelli di sicurezza delle infrastrutture e delle attività svolte all’interno del massiccio del Gran Sasso (centro di ricerca scientifica ed annesse gallerie di servizio, sistema autostradale, opere di captazione, raccolta e distribuzione di acque potabili nonchè tutte le altre opere e servizi connessi) siano o meno conformi agli standard imposti dalla normativa in materia ambientale ed igienico sanitaria relativa alla tutela della qualità delle acque e, comunque, tali da escludere l’esistenza di pericoli per l’ambiente e la salute umana». E appare evidente che in quelle migliaia di pagine di consulenza rimesse in Procura ci siano circostanziate risposte che ora sono anche all’esame degli enti chiamati, da tempo, a fare chiarezza sul sistema acqua del Gran Sasso.
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