I genitori del 16enne investito: «Giustizia per un figlio ucciso»

18 Luglio 2021

La mamma e il papà del ragazzo travolto da una macchina mentre spingeva il suo scooter: «L’automobile andava molto veloce, una sua scarpa è volata al secondo piano di una casa vicina»

CORROPOLI. Quando muore un figlio il mondo si ferma. Perché a nessun genitore dovrebbe toccare in sorte il dolore di sopravvivergli. Ma le tragedie non hanno tempi e irrompono a stravolgere per sempre le vite. Festim Velaj e Kafaze Shefiri sono il papà e la mamma di Daniele, il ragazzo di 16 anni che il 14 giugno scorsi venne travolto e ucciso da una macchina mentre spingeva a piedi il suo ciclomotore a Corropoli. «Niente e nessuno ci riporterà nostro figlio, ma almeno che ci sia giustizia per una morte così assurda» ti dicono mentre le fotografie di famiglia raccontano chi non c’è più. E per chiedere giustizia oggi familiari e amici si ritroveranno in una manifestazione a Corropoli, la cittadina in cui la famiglia di origine albanese vive ormai da tantissimi anni. Quella sera alla guida della macchina c’era un 24enne indagato per omicidio stradale e sanzionato amministrativamente perché risultato positivo all’alcol test, seppur sotto il limite che fa scattare la denuncia penale per guida in stato di ebbrezza. «Ci saremmo aspettati l’arresto, ma questo non c’è stato e ora non ci resta che sperare in una futura condanna severa e proporzionata al fatto», continuano i genitori assistiti dall’avvocato Maurizio Cacaci ,«alcuni testimoni hanno riferito che il conducente dell’auto andava a fortissima velocità e che una delle scarpe di nostro figlio è stata trovata addirittura al secondo piano di un’abitazione vicina. Vorremmo che nessun particolare fosse tralasciato nella ricostruzione dei fatti che poi dovranno essere valuti dai giudici». Le parole si muovono tra le ferite perché nei giorni che non si fermano il prezzo di certi ricordi è sempre troppo alto. «Daniele era un ragazzo solare e pieno di vita», continuano i genitori, «ogni volta che tornava a casa si faceva sentire, ci abbracciava e ci baciava in maniera talmente insistente e scherzosa che il suo bene arrivava all’anima. Amava stare in compagnia e aveva amici a non finire. Era sempre molto rispettoso nei confronti degli altri e tutti gli volevano bene». Amava i motori, nel tempo libero dagli studi passava ore in garage a sistemare lo scooter. E così concludono: «nel suo futuro, se ne avesse avuto uno, sicuramente sarebbe stato concentrato sulle moto».
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