I genitori di Giulia non mollano «Riaprite subito le indagini»

5 Giugno 2020

Nuova richiesta in Procura dopo l’arresto per maltrattamenti di uno dei tre indagati poi archiviati L’avvocato della famiglia: «Sono emersi nuovi scenari concreti su cui si deve fare chiarezza»

TORTORETO. Una mamma e un papà che non si arrendono, un caso che resta aperto. Dopo un primo no della Procura a nuove indagini dopo l’archiviazione della morte come suicidio, i genitori di Giulia Di Sabatino tornano a rivolgersi all’autorità giudiziaria per chiedere nuovi accertamenti sull’ultima notte di vita della loro ragazza precipitata cinque anni fa da un cavalcavia dell’A14. «Siamo sempre fermamente convinti che si tratti di un omicidio e non di un suicidio», dicono papà Luciano e mamma Meri, «accertare la verità e le effettive responsabilità è un atto dovuto alla memoria di nostra figlia».
Il nuovo presupposto da cui muove la richiesta presentata dall’avvocato Antonio Di Gaspare, fin dall’inizio a fianco della famiglia in questa battaglia, è l’arresto per maltrattamenti di uno dei tre indagati (tutti poi archiviati) nella prima inchiesta per istigazione al suicidio. Nei mesi scorsi uno dei tre (alla ribalta delle cronache come l’uomo alla guida della Panda rossa che quella sera diede un passaggio a Giulia) è finito in carcere con l’accusa di maltrattamenti ai genitori. «La tipologia di reato contestato dovrebbe portare la Procura a rivalutare ancor più attentamente l’incontro con Giulia la notte del 31 agosto 2015», dice l’avvocato. Ma non solo.
In questa nuova istanza, infatti, i genitori chiedono anche che vengano sentite altre persone tra cui una ragazza che a loro ha fornito una diversa ricostruzione dei fatti e un giovane che negli ultimi tempi aveva avuto dei contatti con Giulia. «Riteniamo che siano cambiate le cose», precisa l’avvocato, «sono emersi elementi che aprono nuovi importanti scenari concreti su cui è necessario, secondo noi, fare luce».
Nella nuova istanza il legale si sofferma, in particolare, sul giovane della Panda. «Risulta dalle indagini sulla morte di Giulia che egli è stata l’ultima persona a rimanere con lei dopo averla presa sulla Panda rossa e riportata alle 5 del mattino sul famoso cavalcavia sull’A14. Gli stessi procuratori e gip di Teramo il 16-18 dicembre 2015 procedettero a intercettazioni ambientali sulla Panda rossa proprio perché l ‘indagato non si era spontaneamente presentato subito né in seguito per spiegare e dare informazioni sul suo incontro con la giovane. Infatti l’indagato venne convocato solo il 12 dicembre 2015, a tre mesi e mezzo dalla morte di Giulia, in quanto fu ritrovato il suo dna sugli indumenti della ragazza. Soprattutto egli oltre a non presentarsi ai carabinieri diede versioni diverse su alcuni importanti particolari. Ora i fatti accaduti sono di estrema importanza. È all’evidenza dei fatti che certe circostanze furono sottovalutate e dovrebbero per i genitori di Giulia essere autonomamente rivalutati e portare alla riapertura delle indagini». Da qui la nuova richiesta approdata in procura per chiedere di tornare ad indagare.
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