I migranti si mobilitano per aiutare i profughi

1 Aprile 2022

Gli ospiti del centro “Salam” di Isola impegnati nelle operazioni di carico dei Tir: «Noi siamo stati accolti nel migliore dei modi, ora vogliamo essere utili agli altri» 

ISOLA DEL GRAN SASSO. Ricordare le brutture della guerra che si è lasciati alle spalle e offrire il proprio contributo per aiutare chi ora la sta vivendo sulla propria pelle. È lo spirito di solidarietà e di fratellanza dei migranti del centro “Salam” di Isola che hanno aperto il proprio cuore per il popolo ucraino e si sono mobilitati nelle operazioni di invio di beni di prima necessità operate dall’associazione “Kerjgma” anch'essa di Isola.
Un gesto volontario che li ha portati a raccogliere alimenti, abiti e medicine nella sede del centro nella ex scuola del capoluogo, consegnarli e partecipare nelle operazioni di carico, insieme ai volontari, dei tir diretti in Polonia e Romania. «Un piccolo gesto che ci ha fatto sentire utili e che vogliamo fare nuovamente» hanno confidato i giovani provenienti da Pakistan, Afghanistan e Gambia, Paesi dalla forte instabilità politica, sociale ed economica, dove la principale guerra è quella perpetrata dai terroristi e dove lo scontro tra etnie è all’ordine del giorno. «So bene cosa significa fuggire dal proprio Paese e dalla propria casa», racconta Berrie Saliou che è arrivato cinque anni fa su un barcone dal Gambia, «so bene quanto è stata grande l’accoglienza e l’aiuto che ho ricevuto in Italia. Per questo ho voluto dare il mio aiuto agli ucraini che stanno vivendo una situazione drammatica e le cui immagini, soprattutto dei bambini, mi fanno venire tanta tristezza. E sono pronto a darlo tutti i giorni».
I migranti rivedono le proprie storie, o alcuni aspetti di esse, in quelle del popolo ucraino e si sentono particolarmente toccati dalla loro situazione. «Sappiamo cosa sono la guerra, il boato delle bombe, vedere la gente soffrire», raccontano Alì Mubashar e Saquib Abou, « siamo fuggiti dal Pakistan e dall’Afghanistan e abbiamo attraversato Iran e Turchia a piedi, proprio come stanno facendo gli ucraini. Comprendiamo il loro stato d’animo e la forza di volontà e non possiamo tirarci indietro nel tendere una mano». I migranti si augurano che si arrivi alla pace in tutti i Paesi dove c’è la guerra. «Da noi c’è contrapposizione tra Sciiti e Sunniti, due etnie che hanno la stessa origine e la cui convivenza a volte è difficile, un po’ come russi e ucraini», aggiungono Yassir Alì e Alì Babar, «la cosa che fa più male è che la gente non le vede queste differenze, ma sono i potenti a vederle e ci auguriamo che tutti i popoli trovino armonia». Una collaborazione tra Salam e Kerjgma che ha come azione anche quella di supportare gli ucraini arrivati nell’entroterra. «Ringrazio Sergio D’Ascenzo di Kerjgma per questa unione e i ragazzi che si sono presi a cuore la situazione dei fratelli ucraini», ha concluso la direttrice di Salam Simona Fernandez , «le guerre a qualsiasi latitudine sono guerre. L’Europa si sente coinvolta perché l’Ucraina è vicina, ma ogni guerra deve essere vicina al nostro cuore. Pertanto spero che in ognuno si formi la coscienza che i rifugiati politici devono essere accolti e aiutati a prescindere dal paese d’origine».
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