I negozianti: questa zona rossa è assurda

Perplessità e rabbia tra gli esercenti rosetani: «Non ha senso limitare solo certi settori, allora meglio il lockdown totale»
ROSETO. La zona rossa non risparmia Roseto, dove già da due giorni molti negozi, in particolare di abbigliamento, calzature e oggettistica, sono chiusi, mentre parrucchieri ed estetisti sono stati “salvati” ieri da una nuova ordinanza di Marsilio. Giuliano Pica, parrucchiere titolare di “New style barber shop”, ieri mattina sapeva di essere costretto di nuovo a fermarsi e rappresentava al Centro le sue preoccupazioni. «Purtroppo la luce in fondo al tunnel non si vede», ha detto Pica, «a questo punto dobbiamo attendere che vaccinino buona parte della popolazione e poi vediamo che succede. Questa incertezza pesa a livello psicologico. Noi non incassiamo, e lo Stato che fa? Si fa sentire o è assente? Abbiamo le spese e i dipendenti da pagare».
Marisa Palmerini invece da molti anni lavora nel mondo dell’abbigliamento e, attualmente, è titolare di un negozio di abbigliamento femminile, “Queen Rose”. Lei non è totalmente contraria alla zona rossa ma alle chiusure previste, visto che il 70 per cento delle attività resta aperto. «Questa zona rossa penalizza solo alcune attività», precisa Palmerini, «speriamo che sia solo per qualche settimana altrimenti è dura. Già abbiamo vissuto un anno nero per l’economia e non possiamo permetterci di restare fermi per altri mesi. Pasqua è vicina e ora, complici anche queste bellissime giornate, si sarebbe lavorato. Ho tanti amici commercianti e anche chi resta aperto, con questa zona rossa, lavora pochissimo. Per non parlare dei ristori, davvero insufficienti per coprire tutte le spese che abbiamo».
Anche Wu Li ha un negozio di abbigliamento femminile, “Like Take”, ed è convinto che fin quando non si vaccinerà la maggior parte della popolazione la situazione resterà così. «Lo scorso anno la chiusura totale aveva senso perché la gente non poteva circolare», commenta Li, «mentre questa zona rossa impone la chiusura dei negozi di abbigliamento mentre quelli di intimo, ad esempio, li lascia aperti. Io non capisco che ragionamento è. E poi qui c’è un problema serio di comunicazione da parte delle istituzioni. Secondo me ci dobbiamo vaccinare tutti altrimenti questa situazione di incertezza proseguirà ancora per molto tempo».
Maria Paolillo lavora con la sua famiglia nel negozio di bigiotteria “Radici”. Qui la situazione è ancora più paradossale perché il negozio resterà aperto, ma per vendere solo alcuni articoli. «La cosa assurda», spiega Paolillo, «è che io sono quasi costretta a restare chiusa e faccio entrare in 120 metri quadrati due persone alla volta, mentre nelle piazze ci sono tranquillamente assembramenti. E poi queste chiusure ci penalizzano perché i costi ci sono e non riusciamo a coprirli. Il 90 per cento della merce che ho non la posso vendere, che senso ha restare aperta? Se vogliamo uscire da questa emergenza occorre un lockdown totale e non chiusure parziali».
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