«I nostri figli trattati come untori»

22 Marzo 2020

Grido d’aiuto di una coppia dello Sri Lanka che vive a Teramo 

TERAMO. «Naena e Jahanta sono in Italia, non sono tornati in Sri Lanka e stanno bene! Isolare i loro figli serve solo a rendere la loro vita difficile, una vita già dura per la lontananza dai loro genitori». È questo il messaggio via social network, con tanto di fotografie che provano la presenza dei coniugi in città, che due cittadine teramane, Franca Di Carlo e sua figlia Benedetta Giannella, vogliono far arrivare in Sri Lanka. Le autorità e i cittadini hanno preso di mira i quattro figli dei due coniugi singalesi che lavorano a Teramo perché secondo i parenti e i vicini sarebbero tornati nel Paese di origine di nascosto e avrebbero potuto portare il coronavirus. Il messaggio delle due teramane si accompagna a tanti altri inviati alla polizia per smontare le accuse false e senza prove che stanno rendendo la vita dei quattro ragazzi – tre maschi e una femmina – un calvario, con visite giornaliere dei gendarmi e allontanamenti da parte di amici e conoscenti. «Questo è un incubo e non sappiamo come uscirne», dice Naena, «non torniamo in Sri Lanka dal settembre scorso e stiamo dimostrando in ogni modo che siamo qui, ma nulla». Franca e Benedetta stanno aiutando i coniugi a portare avanti la loro battaglia per porre fine a questa caccia agli untori senza fondamento. Un gesto di solidarietà e unione in nome della verità. (a.d.fel.)