I rifugiati in scena raccontano se stessi

ROSETO. Andrà in scena questa sera alle 21, nel teatro della villa comunale “Vite (A)mare - Teatro e migrazioni”. Si tratta di una iniziativa della cooperativa Tre fontane che gestisce lo Sprar, il...
ROSETO. Andrà in scena questa sera alle 21, nel teatro della villa comunale “Vite (A)mare - Teatro e migrazioni”. Si tratta di una iniziativa della cooperativa Tre fontane che gestisce lo Sprar, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati di Roseto.
Ad interpretare questo particolare spettacolo saranno i richiedenti asilo attualmente ospiti al residence Felicioni e il progetto si avvale del patrocinio dell’amministrazione comunale. «Nelle intenzioni degli organizzatori c’è la volontà di mandare un messaggio chiaro all’opinione pubblica sulla reale entità e condizione dei rifugiati nel nostro Paese», si legge in un comunicato stampa, «il laboratorio e il seguente spettacolo hanno lo scopo di creare un legame fra la provincia ospitante e i fruitori del progetto. Gli operatori dello Sprar, i rifugiati, l’esperto, i tecnici, gli psicologi e gli interpreti lavorano insieme per un fine comune, poiché solo accogliendo e collaborando si può riuscire a trasformare un rifugiato in un connazionale prima e in un lavoratore poi». Lo spettacolo che andrà in scena stasera nasce dall’intreccio tra le testimonianze e i racconti dei suoi protagonisti: «Vite (a)mare non è una pièce» spiega il direttore artistico Riccardo Ricci, «Non ha un inizio e non ha fine. Non segue una trama ma ha solo un mentre. È un contenitore di stracci, storie, canti, testimonianze di vita che vengono dal mare. Lo scopo di questo evento non è commuovere né fare politica ma raccontare ciò che è sulla riva del nostro mare alla luce del sole».
Un progetto che utilizza lo strumento teatrale come attività di inserimento e recupero dell’identità sociale. «Non è facile affrontare i temi dell’immigrazione», dice l’assessore alle politiche sociali, Luciana Di Bartolomeo, «soprattutto in questi giorni. E’ però opportuno, anzi, direi fondamentale, confrontarsi con le storie di persone, uomini, donne e bambini, che hanno affrontato lunghi e tormentati viaggi. L’integrazione è importante e va supportata dalla conoscenza reciproca. Il progetto Vite (a)mare va certamente in questa direzione». Lo spettacolo è a ingresso libero. (m.l.)

