I soldi di Parolisi non sono spariti Pm: caso da archiviare

La procura napoletana: «Sono serviti per le spese legali» Ma la famiglia Rea si oppone: disatteso l’ordine del giudice
TERAMO. Per uno che ha sfiorato l’ergastolo, che ha una condanna in appello a 30 anni per l’omicidio della moglie Melania Rea e che guarda il suo futuro da sbarre e spioncini può essere tanto. Perché è con una richiesta d’ archiviazione che la procura napoletana chiude il fascicolo aperto per la sparizione del cosiddetto tesoretto, 137mila euro, dal conto di Salvatore Parolisi. L’ex caporal maggiore dell’esercito era accusato «di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice» perchè quei soldi scomparsi avrebbero dovuto essere usati per pagare parte di quel milione di provvisionale immediatamente esecutiva decisa dal giudice di primo grado a favore della figlia. Ma quel denaro è sparito e per questo il legale della famiglia Rea aveva presentato una denuncia alla procura di Teramo trasmessa poi per competenza a quella napoletana nel cui territorio c’è l’istituto di credito con il conto di Parolisi. I magistrati partenopei hanno stabilito che non c’è stata nessuna mancata esecuzione dolosa del provvedimento di un giudice e che quei soldi sul conto dell’ex caporal maggiore sono stati usati per coprire le spese legali. Ma la famiglia Rea si oppone all’archiviazione e per questo, tramite il suo legale Mauro Gionni, ha presentato opposizione al gip che dovrà decidere se accogliere o rigettare. «Nella richiesta di archiviazione», scrive Gionni, «si sostiene che non si ravvisano gli estremi della condotta ascritta all’indagato. L’assunto, nostro avviso, non appare convincente, nè condivisibile. Perchè a nulla rileva il fatto che le somme di denaro siano state utilizzate per pagare gli avvocati nell’aprile del 2012 e nel dicembre del 2012. Il problema è per i pagamenti successivi alla sentenza di condanna. In essa, come risulta dal dispositivo, Parolisi è stato condannato al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva, come per legge. Il 26 ottobre 2012 alla lettura della sentenza di primo grado Parolisi sapeva di essere immediatamente obbligato a pagare una consistente somma di denaro. Pagando gli avvocati, o facendo qualunque altro atto sui suoi conti, successivamente a questa data, si è sottratto dolosamente ad un provvedimento del giudice».
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