I teramani approvano l’ordinanza anti-accattoni

Tutti con Brucchi, anche se con dei distinguo: «Si deve multare chi ci marcia e importuna i passanti, invece bisogna aiutare chi è veramente povero»
TERAMO. Cosa pensano i teramani dell’ultima ordinanza emanata dal sindaco Maurizio Brucchi per limitare l’accattonaggio molesto con sanzioni da 25 a 500 euro? L’abbiamo chiesto ai cittadini attraverso un mini sondaggio, senza alcun fine statistico, che ha coinvolto circa 100 persone. Dalle risposte degli intervistati è emerso che il 75% dei cittadini ritiene necessario fare una distinzione tra gli indigenti davvero bisognosi che vanno aiutati e i mendicanti che fanno l’elemosina in maniera insistente, lucrando sulla buona fede di chi dona loro qualche moneta. Molti cittadini, infatti, segnalano la presenza di questuanti, in gran parte stranieri, forse vittime di bande di sfruttatoriche gestiscono il racket delle elemosine. Un altro 25% di teramani, invece, chiede che vengano allontanati tutti, senza distinzioni, davanti a quella che è ormai ritenuta una vera e propria invasione dello spazio urbano.
«Non faccio mai la carità, solo ad un vecchietto che non cammina e che trovo spesso sotto la pioggia. Da tutti i baldi giovani che vengono qui a vendere qualcosa, tra accendini e altre cose, non compro più niente», spiega Emilia Colella, «e da quando uno mi ha preso per un braccio per me non esistono più. Sono dappertutto, all’ingresso del supermercato, alle poste, all’ospedale. Dovrebbero tornare a casa loro». Il numero crescente di questuanti, che affiancano i passanti per strada e li seguono a volte per decine di metri nelle vie laterali, sta suscitando la preoccupazione dei cittadini, sempre più insofferenti per le troppe richieste. «A mio parere le persone che chiedono in maniera insistente lo fanno di mestiere», dichiara Franco Di Michele, «non sono quelle veramente bisognose, che invece si trovano alla Caritas. Per questo ritengo giusta l’ordinanza del sindaco». Della stessa opinione è Oreste Bocci, un altro cittadino teramano: «Non capisco chi si mette fuori dalla chiesa a chiedere l’elemosina per tutto il giorno. Chiedono soldi, soldi, soldi. Alla Caritas portiamo già una parte della nostra spesa. Le persone bisognose sono quelle che ci perdono. Questi invece ci marciano».
Dalle parole dei teramani emerge un quadro omogeneo del centro città, nel quale i mendicanti non solo si appostano fuori dagli esercizi commerciali e agli angoli delle strade, ma si aggirano tra i tavolini dei bar, importunando i clienti mentre bevono il caffè o leggono il giornale. «Mi sembra di trovarmi alla stazione Termini di Roma. Ho timore a camminare in piazza dopo una certa ora, non mi sento a mio agio», aggiunge Teresa Giuliano, «mi trovo d’accordo con l’ordinanza anche se non sono per la multa, ma per la richiesta e il controllo di documenti, con eventuale segnalazione e allontanamento di chi lo fa per lucrare». Un gruppo di liceali, nei pressi di un bar all’angolo con via Carducci, commenta così le misure prese dall’amministrazione contro l’accattonaggio molesto: «Le sanzioni sono inutili se sono persone che non hanno nulla, si tratterebbe di una multa che non verrebbe mai pagata», dice Alexia Quaranta, accompagnata da Giorgia Merafina e Mariachiara Di Francescantonio. Alla sua si aggiunge la voce di Alessia Marini: «Servirebbe vigilanza costante per risolvere il problema».
Anche due studentesse universitarie, incontrate in via Comi, appoggiano l’ordinanza del sindaco, ma al contempo chiedono misure che possano aiutare i bisognosi: «È imperativo scindere tra chi è per strada e non ha altro modo per sopravvivere, se non chiedere l’elemosina, e chi lo fa per lucrare. Stessa cosa per il bivacco», sottolinea Angela De Meo. La sua collega Daniela Paolini: «Sono favorevole agli interventi per arginare situazioni che creano disagio ai cittadini e risultano poco decorose, ma allo stesso tempo, come diceva Angela, bisogna fare una distinzione. La pubblica amministrazione dovrebbe intervenire con degli aiuti per le persone che non hanno casa e con problemi economici, che oggi non riguardano più solo gli extracomunitari, ma anche tanti italiani. Non se ne può occupare solo la Caritas».
Chiara Di Giovannantonio
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