Il Braga reclama due milioni Citati gli enti che non pagano

15 Luglio 2017

Il cda dell’istituto musicale porta in giudizio Regione, Provincia e i Comuni di Teramo e Giulianova «Non avete saldato i vecchi debiti». Brucchi replica: «Abbiamo fatto di tutto e di più per salvarlo»

TERAMO. «La musica è cambiata». Una battuta illuminante questa del presidente del Braga Sergio Quirino Valente. Dice di come si siano modificati i rapporti tra il prestigioso istituto musicale e gli enti territoriali che fino a un paio d’anni fa ne erano gli unici finanziatori. Spiega, sebbene indirettamente, il perché del ricorso al Tar presentato nei confronti di quelle istituzioni, Regione, Provincia e i Comuni di Teramo e Giulianova, che prima dell’agognata statizzazione sedevano nel consiglio di amministrazione del Braga. Al loro i vertici dell’istituto, insediatisi un anno e mezzo fa, chiedono conto tramite il tribunale amministrativo dell’Aquila d’inadempimenti economici risalenti al periodo precedente al passaggio della scuola di alta formazione musicale e del suo personale sotto il controllo diretto del ministero dell’Istruzione. In pratica il Braga chiede agli enti l’esborso di circa due milioni di euro che non sono stati versati per il pagamento dei dipendenti nel periodo in cui Regione, Provincia e i due Comuni avevano ancora la piena responsabilità di sostentamento economico dell’istituto.
La richiesta si fonda sull’articolo 10 del decreto di statizzazione, contestato fin dalla pubblicazione dagli enti territoriali e per la cancellazione del quale è tutt’ora pendente altro ricorso al Tar, e sul protocollo d’intesa sottoscritto nel 2005 dagli allora amministratori locali interessati che imporrebbero il pagamento della somma in questione. Il Braga, tra l’altro, a maggio ha notificato agli enti una diffida ad adempiere che però, rimasta lettera morta, ha indotto il cda guidato da Valente a rivolgersi al giudice amministrativo. Per il presidente del Braga i fatti sono inequivocabili. «Ci sono pendenze pregresse, che si riferiscono al periodo precedente alla statizzazione del 2015 e non riconducibili a questa gestione», spiega, «dovute all’inottemperanza degli impegni economici da parte degli allora enti finanziatori». Da quando l’istituto è passato sotto la diretta competenza ministeriale la sua gestione finanziaria ha superato le criticità croniche del passato.
I conti in sospeso, però, vanno chiusi e se gli enti non ne vogliono sapere di saldare i debiti, ci penserà il Tar a imporgli l’esborso dovuto. La soluzione, comunque, non è così semplice. Le amministrazioni coinvolte non si sono fatte intimidire all’azione legale dell’istituto e sono pronte a far valere le loro ragioni. Quando si parla di soldi non ci sono questioni di bandiera e così se la giunta di centrosinistra di Giulianova ha già deliberato l’opposizione al ricorso, puntando i piedi contro il rischio di un salasso economico, quella teramana di centrodestra lo farà a stretto giro.
«Non esiste né in cielo né in terra che ci dobbiamo far carico degli arretrati», scandisce il sindaco Maurizio Brucchi, «questo territorio ha già fatto tutto quello che poteva e anche di più per il Braga». La pretesa economica, insomma, sarebbe infondata. Brucchi sottolinea, infatti, che il protocollo d’intesa firmato dal suo predecessore Gianni Chiodi non è vincolante per il Comune. «Alla sottoscrizione di quel documento non è seguito alcun atto deliberativo né di giunta né di consiglio», precisa, «e dunque non c’è alcun obbligo». Il primo cittadino teramano ricorda, inoltre, che è ancora aperto il ricorso contro l’articolo 10 del decreto di statizzazione che accolla le spese agli enti locali. «Abbiamo chiesto l’accelerazione del giudizio», conclude, «così risolveremo il problema».
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