Il condominio Tritone fa ricorso contro l’ordine di demolizione

I legali dei residenti contestano al Comune di aver negato la fiscalizzazione dell’abuso edilizio «L’abbattimento di una parte dell’edificio potrebbe pregiudicare le parti conformi dello stabile»
GIULIANOVA. La storia infinita del condominio Tritone, per cui il Consiglio di Stato ha sentenziato l’abbattimento di una parte dell’immobile, continua nelle aule dei tribunali amministrativi. All’orizzonte ci sono altre due battaglie di una guerra che verte su un fabbricato, ubicato in via Ravenna, la cui concessione edilizia risale al 1966 e che già nel 1974 portò alla sbarra l’ex sindaco e senatore Pietro De Dominicis, scagionato all’epoca da ogni accusa di abuso edilizio dal tribunale penale di Teramo.
Già nel corso del 2020 un condòmino del Tritone ha contestato il dispositivo della sentenza formulata dal Consiglio di Stato nel novembre 2019 e ha proposto ricorso per revocazione. In pratica il ricorrente, proprietario di una unità immobiliare all’interno del condominio, sostiene che il Consiglio di Stato non ha tenuto conto di quanto deliberato dal tribunale di Teramo. Il ricorso verrà discusso il 14 ottobre 2021 e si basa sul fatto che il Comune ha tenuto sospeso per circa 45 anni un accertamento su eventuali abusi pur essendone a conoscenza.
Ma non è finita. Infatti i titolari dello stabile, a seguito dell’ordinanza di demolizione emessa dal Comune di Giulianova, sulla scorta della sentenza del Consiglio di Stato che oltre un anno fa ha ribaltato la sentenza del Tar indirizzata in tutt’altra direzione, hanno proposto all’amministrazione comunale la “fiscalizzazione” dell’abuso edilizio accertato. In pratica si proponeva la monetizzazione in alternativa alla demolizione delle parti ritenute non conformi al progetto edilizio. Importo che sarebbe stato poi quantificato dall’Agenzia delle Entrate. Ma il Comune ha detto no. Così i legali del condominio Tritone, Luigi Guerrieri e Paolgiulio Mastrangelo, nei giorni scorsi hanno depositato un corposo ricorso al Tar contro la mancata fiscalizzazione dell’abuso edilizio. I due legali ripercorrono, passo per passo, tutta la vicenda partendo proprio dalla licenza di costruzione rilasciata il 2 luglio 1966 fino ad approdare all’ultima vicenda della mancata fiscalizzazione. Gli avvocati contestano la soluzione della demolizione in quanto ciò costituirebbe un pregiudizio per le parti conformi dello stabile. Secondo gli stessi legali con la demolizione si instaurerebbe la violazione dei principi costituzionali di proporzionalità e ragionevolezza dell’interpretazione della norma. Inoltre, secondo il ricorso, si configurerebbero eccesso di potere, sviamento di potere, manifesta illogicità, carenza di istruttoria e omessa motivazione. Nel ricorso viene inoltre sottolineato che il Comune non ha valutato le conseguenze sulla statica dell’intero fabbricato che deriverebbero dal parziale abbattimento del palazzo.
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