Il crac del Teramo L’opposizione: colpa anche di D’Alberto

3 Settembre 2022

Durissima la replica della maggioranza: «È sciacallaggio, il sindaco ha fatto di tutto e di più per salvare il salvabile»

TERAMO. Il crac del calcio teramano, sprofondato in due mesi dalla serie C alla Promozione, accende il dibattito politico in città a pochi mesi dalle elezioni amministrative. I consiglieri di opposizione (Movimento 5 Stelle escluso) cavalcano la rabbia e la delusione dei tifosi attribuendo delle «precise responsabilità» al sindaco D’Alberto, i gruppi di maggioranza replicano duramente accusandoli di sciacallaggio.
L’ATTACCO. In una lunga nota firmata dai consiglieri Luzii, Di Teodoro, Verzilli, Corona, Cozzi, Fracassa, Salvi, Tiberii, Marchese e Sbraccia l’attacco a D’Alberto, al quale si chiedono «chiarezza e verità», muove su tre fronti. Il primo è relativo al rapporto tra il sindaco e l’ex patron biancorosso Franco Iachini, secondo loro entrato nel calcio «soltanto per un interesse imprenditoriale a poter mettere in atto determinati investimenti immobiliari e commerciali sulla struttura dello stadio comunale Bonolis e sulle aree annesse, al fine di ricavarne il lucro consentito dalla legge». All’imprenditore, secondo loro, il sindaco avrebbe dato il consenso a una revisione del Piano economico e finanziario (Pef) dello stadio Bonolis che avrebbe dovuto essere lasciato nella gestione di Iachini fino al 2080. «Quando però, nel giugno 2021, il sindaco ha portato all’approvazione del consiglio il nuovo Pef (palesemente sbilanciato in favore del gestore), la maggioranza comunale si è sciolta e non ha avuto il coraggio di approvare una simile proroga nella gestione, evidentemente temendo di danneggiare l’interesse pubblico. Da quel momento Iachini ha deliberatamente tirato i remi in barca ed ha abbandonato le sorti del Teramo calcio. Il sindaco però non ha mai chiarito ai cittadini perché siano stati spesi molti soldi pubblici (decine di migliaia di euro) in consulenze che garantissero la legittimità delle modifiche al Pef vigente, senza che si giungesse poi a un equo contemperamento degli interessi imprenditoriali con quelli pubblici». Il secondo attacco è: «D’Alberto ha mai inteso argomentare quali motivazioni lo abbiano spinto ad aprire le porte della città (e dell’aula del consiglio comunale) ad altri imprenditori, cioè i Ciaccia, che pure dalle fonti giornalistiche sembravano essere interessati solo a investimenti immobiliari e commerciali». Il terzo attacco: «D’Alberto sostiene addirittura di aver salvato il calcio teramano, il quale al contrario è stato ingiustamente gettato in uno dei gironi infernali della Promozione, affermazione spericolata che appare grottesca e surreale».
LA REPLICA. I gruppi di maggioranza parlano di «vergognoso sciacallaggio politico» e di «attacco senza senso», innanzitutto sostenendo che – alla luce dei fatti succedutisi in estate – «essere riusciti a ripartire dalla Promozione, a fronte del rischio di dover ricominciare dalla Terza categoria, è il miglior risultato che si potesse ottenere». Quanto al caso Iachini-stadio, «il sindaco e questa maggioranza hanno sempre difeso e continuano a difendere l’interesse pubblico prevalente nel confronto con il privato, al punto di condividere con l'intero consiglio comunale un approfondimento nelle sedi competenti. Oggi invece la minoranza sposa ufficialmente quella posizione dell'imprenditore, gestore dello stadio, tanto criticata e avversata. Prendiamo atto che ha cambiato idea ed è pronta a votare il Pef in consiglio». Quanto ai Ciaccia, «l’amministrazione comunale, su richiesta, ha concesso uno spazio a quella che era la nuova proprietà della società calcistica, con il primo cittadino che si è semplicemente limitato a un mero e breve saluto istituzionale, così come sempre accaduto in ogni realtà. Al contrario di quanto accaduto in questa ultima fase, in cui il ruolo del nostro sindaco è stato decisivo, ben oltre ogni dovere istituzionale, nel garantire ancor oggi, seppur in un campionato dilettantistico, un futuro alla squadra di calcio». (d.v.)