«Il decreto sul terremoto va approvato subito»

È la richiesta dei sindaci del cratere al sottosegretario alla ricostruzione Crimi D’Alberto: i ritardi rendono meno appetibile anche il provvedimento di Marsilio
TERAMO. Velocizzare i tempi per l’approvazione del nuovo decreto sul terremoto, annunciato come imminente dal sottosegretario Vito Crimi nell’ultima riunione a Roma nella sede dell’Anci. È quanto chiedono i sindaci del cratere teramano, che ieri pomeriggio si sono incontrati per fare il punto della situazione anche alla luce del cosiddetto decreto “sblocca-ricostruzione” firmato qualche giorno fa dal presidente della regione Marco Marsilio. «Ad oggi il nuovo decreto sul terremoto annunciato da Crimi non è ancora stato approvato e come sindaci non possiamo che chiedere un’accelerazione in questo senso», ha commentato al termine della riunione il sindaco di Teramo e delegato Anci per il cratere abruzzese Gianguido D’Alberto, «anche perché il 31 marzo scadono i co.co.co e molti Comuni non hanno ancora chiuso le procedura di selezione per l’individuazione dei nuovi tecnici».
Il rischio, dunque, è che non ci sia continuità, con ulteriori ritardi nello svolgimento delle pratiche. «Ancora una volta si arriva in affanno rispetto agli annunci fatti», ha continuato D’Alberto, «senza considerare che la mancata approvazione del decreto rende meno “appetibile” anche quello firmato dal presidente Marsilio. Nel nuovo decreto sono infatti inserite norme sul potenziamento del personale dei Comuni e sulla semplificazione delle procedure per la ricostruzione pubblica. Ma se tutto resta com’è il trasferimento delle funzioni ai Comuni rischia di diventare un boomerang».
Tra gli argomenti affrontati nella riunione di ieri pomeriggio anche quello relativo all’iter di individuazione della nuova governance dell’Ufficio speciale per la ricostruzione. «L’invito a Marsilio è di valutare tutti gli aspetti emersi in passato, dalle criticità all’accelerazione degli ultimi tempi», ha concluso D’Alberto, «indirizzando la scelta su una figura che non sia meramente tecnica. Gestire un Usr richiede competenze anche manageriali e politiche, queste ultime intese come forte legame con i territori».
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