Il gasolio torna ad aumentare: i pescatori minacciano scioperi

Massi, portavoce degli armatori: «Non possiamo continuare a lungo così, inascoltati i nostri appelli Intanto l’Europa sta applicando politiche che ci penalizzano e l’importazione estera ci ammazza»
GIULIANOVA. L’aumento continuo del prezzo del carburante sta mettendo ancora una volta in ginocchio i pescatori giuliesi, che minacciano nuovi scioperi. Il gasolio è tornato a sfiorare l’euro: attualmente il costo della nafta si attesta mediamente sui 93 centesimi per litro, cifra insostenibile per gli operatori della pesca, che non escludono di fermarsi se la situazione non dovesse migliorare entro breve. Tuttavia il caro gasolio non è l’unico problema che affligge la categoria degli operatori ittici, specie i pescatori dello strascico che rischiano di scomparire entro il 2030 per via di direttive europee sempre più limitanti, contenute nel “Marine action plan”.
«Il prezzo della nafta è troppo alto ma cerchiamo ancora di tenere botta», commenta l’armatore e commerciante ittico Giovanni Massi, che si è fatto portavoce dei marittimi giuliesi, «ci siamo lamentati tante volte ma siamo rimasti inascoltati: non possiamo continuare a lungo così, la situazione è pesante e in futuro potremmo tornare a scioperare, se non si abbassa la pressione». Al caro carburante si aggiungono altre problematiche come le telecamere di videosorveglianza a bordo delle barche superiori ai 18 metri, il piano di gestione nazionale delle flotte di pesca, l’importazione del prodotto ittico estero e una maggiore flessibilità per le giornate di fermo. «Sono stati aperti dei tavoli di lavoro a Roma, aspettiamo di ricevere buone notizie», continua l’armatore de “Il Faro”, una delle più grandi imbarcazioni che fa base nello scalo giuliese, «un’altra limitazione che ci mette i bastoni fra le ruote è l’impossibilità di acquistare unità di pesca fuori dal porto di competenza: il compartimento di pesca è bloccato, si può pescare solo nel luogo dove è stata comprata la barca, sulla falsariga delle vongolare. L’obiettivo è quello di ridurre lo sforzo di pesca».
Secondo Massi, si tratterebbe di politiche messe in campo dall’Europa per scoraggiare la pesca a strascico, mentre l’importazione estera «sta letteralmente ammazzando la pesca locale: sarebbe opportuna la creazione di un marchio che contraddistingua il prodotto ittico nostrano, o quantomeno migliorare l’etichettatura, specificando meglio la zona del pescato e non limitandosi a indicazioni numeriche che fanno riferimento solo al mare Adriatico: così è troppo vago, il consumatore non sa se sta acquistando pesce fresco locale o proveniente dall’Albania o dalla Croazia».
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