Il giovane che vive nei boschi: vado avanti

Dopo la condanna per machete e frecce in zona Parco: «Il mio impegno per la natura continua»
TERAMO. «Nonostante l’amarezza di un giudizio che non mi rende totalmente giustizia, sono contento che sia stato riconosciuto il soccorso prestato al cucciolo di cinghiale e sia decaduta l’accusa di minaccia che non c’è mai stata»: così dice Fabrizio Sulli, il 35enne originario di Pescara, da un decennio unico residente di contrada Rava di Castelli, nel bosco tra i monti Camicia e Prena dopo la sentenza con cui il giudice onorario del tribunale di Teramo Carla Fazzini lo ha condannato al pagamento di un’ammenda di 400 euro per detenzione abusiva di armi e per introduzione di armi in zona parco. In questo le armi sono cinque frecce, un arco e due machete.
La storia di Sulli è singolare: vive solo in una casa in pietra con solo l’utenza elettrica, l’acqua la prende da una sorgente esterna, si riscalda con una stufa a legna e la sua missione è quella di piantare gli alberi per rimboscare la zona con quelli che rischiano l'estinzione. Lui stesso ha raccontato di averne già piantumati un migliaio. È appassionato di fotografia naturalistica ed è una guida ambientale certificata. «Fin dal mio trasferimento a Castelli, undici anni fa», prosegue, « mi sono sempre impegnato in prima linea contro il bracconaggio locale con segnalazioni anche allo stesso comando attuale, come confermato in tribunale dagli stessi carabinieri forestali. Senza contare che “la discarica abusiva” che mai fu contestata era costituita da alcuni contenitori di polistirolo per piantine da orto, che in mia assenza il vento aveva spostato». Il giovane interviene, poi, sull’accusa di detenzione abusiva e introduzione senza autorizzazione di armi nel Parco, reati per i quali è stato condannato. «L’arco e le frecce erano stati usati per esercitarsi al tiro da una persona che ospitavo nella mia proprietà, senza intenzione alcuna di offendere persone o fauna selvatica, scrive ancora, «e i machete che usavo non servivano altro che a depezzare la legna e sfalciare rovi e cespugli nel mio terreno di proprietà. Mi riservo, quindi, di leggere la sentenza con il mio legale non appena sarà pubblicata e valutare il da farsi. Mi considero con la coscienza a posto e sono sereno e continuerò il mio impegno per la natura del luogo e la sua divulgazione da guida come ho sempre fatto».
Adele Di Feliciantonio
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