Il giudice accoglie il ricorso: più sostegno all’alunno disabile

ATRI. È un principio costituzionale, il diritto all’istruzione per tutti senza discriminazioni, quello che fa da filo conduttore alla ordinanza con cui il giudice Alessandro Chiauzzi (tribunale...
ATRI. È un principio costituzionale, il diritto all’istruzione per tutti senza discriminazioni, quello che fa da filo conduttore alla ordinanza con cui il giudice Alessandro Chiauzzi (tribunale civile) ha accolto il ricorso per un ragazzo disabile di Atri a cui il Comune ha assegnato meno ore di assistenza individuale di sostegno settimanale di quelle indicate dalla commissione della Asl e dal piano educativo individuale formativo. Al ragazzo, che ha 18 anni ed è affetto da autismo, sono state coperte 15 ore invece delle 24 previste. Il Comune si è difeso sostenendo, così si legge nell’ordinanza, «che i fondi necessari a garantire le ore di assistenza dovrebbero essere messi a disposizione dalla Regione e, conseguentemente, l’ente comunale a fronte di una limitata disponibilità di fondi si trovava nell’oggettiva impossibilità di garantire un servizio superiore alle 15 ore erogate». Ma il magistrato così ha stabilito nella sua ordinanza: «Non è compito del giudice ordinario sindacare le scelte politiche e di bilancio che competono agli enti locali come i comuni, ma esse non possono essere semplicisticamente richiamate dall’amministrazione per giustificare scelte che finiscono in concreto per risultare discriminanti del diritto all’istruzione dei disabili rispetto agli studenti non svantaggiati a fronte della tutela costituzionale». E così circostanzia: «La riduzione del numero di ore di sostegno incide inevitabilmente sul livello di istruzione del disabile, aumentando il divario esistente rispetto agli alunni non disabili e agli altri alunni con disabilità più lieve risolvendosi in una discriminazione indiretta a suo danno. Va dunque affermata la natura indirettamente discriminatoria della condotta posta in essere dal Comune di Atri e va ordinato all’ente comunale la cessazione della condotta discriminatoria mediante la garanzia del numero delle ore di sostegno pari a 24». Il giudice nell’accogliere il ricorso dei familiari, assistiti dall’avvocato Mariano Di Giancroce, ha anche condannato il Comune di Atri al pagamento di un risarcimento danni quantificato in tremila euro. Ora i familiari si augurano che l’amministrazione applichi l’ordinanza senza dover ricorrere a ulteriori passi in giudizio.(d.p.)
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