Il giudice sblocca 700mila euro a Iachini

29 Settembre 2020

Il tribunale accoglie parzialmente l’appello dell’imprenditore indagato per reati fiscali per le società d’informatica

TERAMO. È con un provvedimento che dispone il dissequestro di 700mila euro che il tribunale accoglie parzialmente il ricorso presentato dall’imprenditore teramano Franco Iachini, presidente del Teramo calcio. L’inchiesta (che non riguarda l’attività legata alla società calcistica) è quella per cui la Procura teramana ha chiesto il processo per reati fiscali e nell’ambito della quale a febbraio scorso è stato stabilito un sequestro da un milione di euro eseguito dal nucleo di polizia economica- finanziaria del comando provinciale della Finanza.
Tre le accuse ipotizzate dal pm Silvia Scamurra in relazione ad alcune società di cui Iachini è amministratore unico che operano nel campo dei servizi informatici per fatti avvenuti tra il 2015 e il 2017: si tratta di indebita compensazione di crediti d’imposta, emissione di fatture per operazioni inesistenti e dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Il provvedimento del tribunale (collegio presieduto da Domenico Canosa, a latere Morena Susi) arriva dopo l’ appello presentato dalla difesa dell’imprenditore (rappresentata dall’avvocato Fabrizio Acronzio) contro il provvedimento con cui a giugno scorso il gip ha respinto la richiesta di dissequestro. In attesa di conoscere le motivazioni, il dispositivo dice che: «Accoglie parzialmente l’appello e, per l’effetto, riforma parzialmente l’ordinanza in materia di sequestro preventivo adottata dal gip di Teramo in data 26 giugno 2020, revocando il sequestro preventivo emesso dal medesimo in data 14 febbraio 2020, limitatamente all’importo pari ad euro 701.258, 97 nella disponibilità di Iachini Franco o di Infomobility.it spa (adesso Fairconnet spa) disponendone, per l’effetto, la restituzione all’avente diritto». È ipotizzabile che il provvedimento con cui il tribunale ha disposto il dissequestro riguardi il filone dell’indebita compensazione di crediti d’imposta. Secondo la Procura non spettanti. Così, infatti, si legge nel capo d’imputazione formulato a chiusura dell’indagine: «Usufruiva indebitamente dei benefici che la legge riconosce alle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo, opponendo in compensazione sine titulo - nei modelli di pagamento presentati dalla società Infomobiliy.it spa nel corso del 2017– un credito Ires complessivamente pari a 938.876 euro generato dai costi sostenuti per gli investimenti risultati non ammissibili riferibili alle annualità 2015-2016». Di diverso avviso, evidentemente, il tribunale. Accuse, quelle della Procura, che dovranno essere dimostrate nel corso di un eventuale dibattimento. Nei mesi scorsi, per quello che riguarda l’iter tributario, la commissione tributaria provinciale ha accolto il ricorso presentato dall’imprenditore con una sentenza che successivamente è stata impugnata dall’Agenzia delle entrate. Dal punto di vista penale ora la parola passa al giudice per le udienze preliminari che dovrà stabilire se disporre il non luogo a procedere o accogliere la richiesta della Procura.
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