Il grido d’aiuto dell’artigianato: «La Regione ci salvi dal disastro»

Le associazioni attraverso un’interpellanza di Pepe (Pd) chiedono di rifinanziare “Bottega scuola” «Il progetto invoglierebbe le imprese ad assumere giovani e garantirebbe il ricambio che ora manca»
TERAMO. L'Abruzzo e la provincia di Teramo sono maglia nera, in Italia, nel settore dell'artigianato. I numeri registrati tra il 2012 e il 2021, presentati in un'interpellanza che sarà discussa martedì in consiglio regionale, evidenziano che l'Abruzzo è la regione più colpita nella riduzione degli imprenditori artigiani (si è passati da 43.766 a 34.105, cioè il 22,1% in meno, includendo nel calcolo soci e collaboratori), mentre la provincia di Teramo è al terzo posto, alle spalle di Lucca e Vercelli, con un abbassamento di 2.989 unità (da 12.124 a 9.135, pari al 24,7 %). Tra i mestieri in via d'estinzione ci sono, per esempio, calzolai, fabbri, restauratori, tappezzieri, vetrai, sarti. Al contrario, invece, c'è una fase di espansione nelle aree del benessere della persona (acconciatori, estetisti, massaggiatori, tatuatori) e dell'informatica (esperti di social media, addetti al web marketing, videomaker).
Il consigliere regionale del Partito democratico Dino Pepe, che ha presentato l'interpellanza in Regione, ha parlato del problema artigianato e delle possibili misure da adottare in una conferenza stampa tenuta ieri insieme al direttore della Cna provinciale Gloriano Lanciotti, al presidente di Confartigianato Teramo Luciano Di Marzio e al consigliere della Provincia Luca Pilotti. «Chiediamo un intervento specifico, a livello finanziario, da parte della giunta regionale», ha detto Pepe, «affinché venga sostenuto il progetto della "Bottega scuola". Un progetto triennale, con il supporto economico della Regione, che consentirebbe di creare nuove figure professionali, sostenere la formazione e favorire il rinnovamento della classe imprenditoriale artigianale. I numeri, purtroppo, sono impietosi. La Regione ha adesso i mezzi per intervenire in maniera decisa, almeno con un investimento di un milione di euro. La provincia di Teramo è terza, tra i capoluoghi italiani, sul fronte delle perdite in questo settore, ed ecco perchè abbiamo scelto Teramo per lanciare un monito forte e sollecitare provvedimenti per l'artigianato locale».
Di Marzio ha aggiunto: «I dati sono allarmanti. L'artigianato sta morendo, c'è molta preoccupazione da parte nostra. I giovani non iniziano più l'attività artigiana. Va ripristinata la "Bottega scuola", che ha funzionato fino al 2008 ma poi non è stata più rifinanziata. Invoglierebbe l'imprenditore ad assumere perché il primo anno è gratis, il secondo è a metà con la Regione e il terzo vede l'imprenditore impegnarsi economicamente al 65% e la Regione al 35%. Inoltre, verrebbe trasferita al giovane la professionalità necessaria per imparare il mestiere». Lanciotti ha sottolineato che «da anni, come associazione, denunciamo questa situazione» e ha fatto notare che «uno dei motivi della crisi dell'artigianato è la mancanza di risorse e norme adeguate».
Nella classifica delle province italiane con il maggiore numero di perdite nel campo degli imprenditori artigianali, tra il 2012 e il 2021, Pescara è al sesto posto (22% in meno), Chieti all'ottavo (calo del 21,5%) e L'Aquila al sedicesimo (con un 19,6% di differenza negativa).
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