Il medico guarito: «Mi ritengo fortunato»

25 Aprile 2020

Castilenti, la storia di Brandiferri contagiato per seguire i pazienti: cinque di loro sono morti

CASTILENTI. «Mi è andata bene, mi ritengo davvero fortunato». Corradino Brandiferri lo ripete più volte a puntellare giorni che non potrà mai dimenticare. 67 anni, medico di base di Castilenti, è uno di quelli che, nella zona rossa della Val Fino, il coronavirus lo ha incontrato per primo. Due tamponi negativi hanno accertato la sua guarigione dal Covid «ma questa è una storia che ti resta addosso per sempre» dice al telefono. Originario di Torricella, da quasi quarant’anni medico di base, è stato a Montefino e a Castilenti. Racconta che di pazienti ne ha persi cinque. «Per un medico accettare la morte è sempre difficile», dice, «e anche in questo caso è così». Ricorda le decine di interventi tra febbraio e marzo. «Quando andavo nelle case dei miei pazienti», dice, «chiedevo se fossero stati a Milano o altre zone della Lombardia. Mi proteggevo con i guanti, con il camice, ma chi poteva immaginare che fossimo anche noi nel pieno dell’epidemia? Ricordo il paziente uno, un uomo di 50 anni che fortunatamente ha sconfitto la malattia, i sintomi, l’ansia dei familiari. Quando ho cominciato a vedere che faceva fatica a respirare l’ho subito fatto ricoverare e in ospedale hanno confermato la polmonite. Sono stati giorni davvero molto difficili, con la gente che si ammalava, con la febbre che non scendeva, con i familiari spaventati. Ho cercato di tranquillizzare, di dare delle risposte immediate, penso di aver fatto tutto quello che umanamente si poteva». E anche dopo, quando la febbre lo ha costretto a casa in isolamento, il telefono non ha mai smesso di squillare. «Ho continuato a seguire i pazienti», dice, «sono stato sempre in collegamento con i miei sostituti. Perchè il medico di base ha un legame particolare con il territorio, con la gente. Mi auguro che il peggio sia passato. Oggi spero che anche mia moglie possa guarire presto. Sono tornato ad essere operativo, ad essere un punto di riferimento per i pazienti ma questa esperienza non potrò mai dimenticarla. Né come medico, né come uomo».(d.p.)
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