Il mercato della casa riparte Fermi i lavori pubblici

Falone (Ance): la ricostruzione è al palo. Ancora in calo lavoratori e imprese Per agganciare la piccola ripresa si ricorre solo al lavoro straordinario
TERAMO. Segnali di ripresa nell’edilizia privata, mentre sono ferme le grandi opere pubbliche e anche la ricostruzione. E’ la sintesi dello stato del settore edile in provincia di Teramo, tracciato dal presidente dell’Ance, Raffaele Falone.
«I dati delle compravendite immobiliari sono buoni, ci aspettiamo un consolidamento della ripresa del mercato immobiliare in questo secondo semestre», esordisce il presidente dell’Associazione costruttori edili. A fine 2016 le compravendite di case in provincia sono state 2.519, il 15% in più del 2015. Gli anni peggiori in provincia sono stati quelli dal 2012 al 2015, quando le compravendite sono crollate a 2.191. Crescono i mutui per investimento (ad esempio uffici) ma restano stabili quelli per le abitazioni.
«Noi aspettiamo da 15 anni l’approvazione della legge urbanistica regionale che dovrebbe tenere conto di nuove esigenze come il recupero edilizio e la riduzione del consumo di suolo. Abbiamo segnalato, e pare sia stato recepito, il nodo dei tempi limite per l’approvazione dei programmi di recupero: di solito passa troppo tempo e questo scoraggia gli investimenti. Un altro problema è la proprietà diffusa: il gran numero di proprietari di un palazzo rende difficile l’abbattimento e la sua ricostruzione. L’obiettivo è raggiungere la riduzione del consumo di suolo che deve essere pari a zero nel 20150. E la Regione dovrà considerare la difficoltà nel recupero dell’esistente. Ritengo positivo il fatto che la Regione voglia mettere mano a un nuovo testo, peraltro con pochi articoli», commenta Falone.
Sul fronte lavori pubblici c’è calma piatta. I bandi di gara sono pochissimi. Spiccano quelli per i depuratori del Ruzzo. Il resto sono piccoli lavori in somma urgenza, di solito legati al terremoto. «Un po’ di lavoro, con incassi, se va bene, a sei mesi», sospira Falone. La vera ricostruzione post terremoto in realtà ancora non parte. «Speriamo che non ci siano gli stessi ritardi del terremoto dell’Aquila, noi cerchiamo di evitarlo, muovendoci nei meandri del nuovo codice degli appalti. D’altronde la programmazione ordinaria non ci soddisfa, non ci sono risorse». E quindi ecco spiegati i dati sul numero di lavoratori e di imprese, scesi a fine 2016 rispettivamente a 2.669 unità (-5,76%) e a 643 (-3,74%). Con una differenza abissale rispetto ai dati di 10 anni fa (-55% per i lavoratori e -44% per le imprese). Un barlume di ripresa si vede nelle ore lavorate: sono salite del 3,77% così come la massa salari del 2%: evidentemente non si ricorre alle assunzioni ma al lavoro straordinario. Segno di scarsa fiducia delle imprese nella “ripresina”.
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