«Il mini-ospedale decollerà chi se ne va danneggia Teramo»

Cordoni, presidente della coop di medici che gestisce l’Uccp, contro le dimissioni di dieci colleghi «È normale che ci siano problemi organizzativi nella fase iniziale, ma li stiamo risolvendo»
TERAMO. «L'Uccp di Teramo è ancora in fase sperimentale e non si può pretendere che tutto funzioni come quando sarà pienamente a regime. In soli due mesi abbiamo registrato 1.100 accessi e messo in rete 53mila pazienti. Sono dati molto significativi, che devono far riflettere tutti. A coloro che ritengono che le Uccp non siano sufficientemente remunerative per le tasche dei medici, occorre ricordare che esse sono nate con l'intento di offrire un servizio in più alla popolazione e migliorare l'assistenza sanitaria. L'utile economico del medico che vi lavora va rapportato alle prestazioni svolte e all'impegno». A parlare è Siriano Cordoni, noto medico teramano di medicina generale (nonché ex consigliere comunale) e presidente di "Medici insieme", una delle due cooperative che gestisce l'Unità complessa di cure primarie nata a Teramo in collaborazione con l'Asl nella sede di circonvallazione Ragusa.
In questo modo Cordoni commenta – stigmatizzandole – le dimissioni di una decina di suoi colleghi, che negli ultimi giorni hanno abbandonato l’Uccp come Il Centro ha riferito nell’edizione di ieri. Le motivazioni di questo esodo sono sostanzialmente due, una di carattere economico (in questi giorni ai 45 medici che hanno aderito al nuovo servizio sono stati liquidati i primi compensi per il lavoro svolto nel mini-ospedale e a quanto pare le spese sostenute sono superiori alle entrate) e una di carattere organizzativo (i “fuggiaschi” lamentano ritardi nell’organizzazione della parte informatica, ma anche nella fornitura di attrezzature e macchinari: tutti elementi che limitano fortemente l’afflusso di pazienti).
«L'Uccp di Teramo è - prosegue Cordoni - un servizio con il quale viene garantita un'assistenza sanitaria h24 sette giorni su sette e non è poco se si considera che il servizio si aggiunge a quello offerto da ciascun medico di base che vi aderisce senza aggravio di costi per gli assistiti. Certo, siamo ancora in una fase di start-up e molte cose possono essere migliorate. Ma non esiste progetto che, nella sua fase iniziale, non rilevi delle criticità e anche in questo caso, naturalmente, le criticità esistono e le stiamo risolvendo man mano che si presentano. Nelle prossime settimane, anche grazie alla collaborazione della Asl di Teramo che sta completando le gare per la fornitura degli strumenti informatici e delle altre attrezzature, saremo in grado di funzionare come un vero mini-ospedale, termine improprio ma che ben rende la filosofia di questi centri nati per andare incontro alle esigenze dei pazienti e ridurre le file al pronto soccorso. Chi guarda il bicchiere mezzo vuoto», conclude Siriano Cordoni, «o soltanto ciò che gli conviene, rischia di danneggiare un progetto per il quale la provincia di Teramo è pioniere in Italia per l'assistenza sanitaria e le cure di base alla popolazione».
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