Il padre di un 13enne autistico: «Costretto a portarlo a Rimini»

Roseto, genitore denuncia e chiede aiuto. In Abruzzo manca questo tipo di assistenza alle famiglie La Onlus di Verzulli si schiera al suo fianco: diventa la nostra battaglia per il rispetto della dignità
ROSETO. La disabilità di un figlio, di fronte all’assenza di un’adeguata rete di assistenza, diventa spesso una sfida impossibile, soprattutto quando uno dei due genitori si ammala. Tanto che può accadere che di fronte alla necessità di individuare una struttura residenziale adeguata, dove poter inserire un ragazzo autistico, un padre si trovi combattere una dura battaglia, dall’esito incerto.
A parlare del suo dramma familiare è G.D.E., di Roseto, che non potendo più affrontare da solo la gestione del figlio autistico è alla ricerca di una struttura che lo possa ospitare. Una struttura che però in Abruzzo non esiste. «Mio figlio ha tredici anni ed è un ragazzo autistico», racconta, «che già frequenta una struttura di riabilitazione per 9 ore a settimana. Fino ad oggi andava tutto bene, io e mia moglie lo accudivamo. Ma adesso mia moglie, a causa di una grave malattia, non riesce più nemmeno a camminare. La accompagno quasi tutti i giorni in ospedale e anche io ho tutta una serie di problemi di salute che ormai non mi consentono più di far fronte alle sue necessità quotidiane». Un dramma che G. e la sua famiglia stanno affrontando da soli, almeno dal punto di vista istituzionale. «Abbiamo la necessità di affidarlo ad una struttura residenziale adeguata», continua il papà del tredicenne, «ma il problema è che in Abruzzo non ce ne sono. È stata fatta una legge sul “Dopo di noi”, ma per me il dopo di noi è adesso e l’Abruzzo non si è mai adeguato». In questi mesi G.D.E. ha fatto decine e decine di telefonate, alla ricerca di una struttura dove poter inserire il figlio. La più vicina è a Rimini, una distanza enorme per un padre non più giovanissimo e con una moglie malata da accudire. «Adesso il 30 aprile avremo la visita presso l’unità di valutazione della Asl, che deve autorizzare l’ingresso di mio figlio in una struttura residenziale adeguata», continua l’uomo, «e questa adesso è la nostra priorità. Dopodiché dovremo individuare la struttura. Io fino ad oggi ho fatto almeno 50 telefonate, senza trovare nulla. Credo che la politica debba prendere dei provvedimenti, che la Regione Abruzzo debba recepire la legge “Dopo di noi” e attivarsi perché sul territorio nasca almeno una struttura per ospitare ragazzi autistici».
A sostenere G.D.E. nella sua battaglia l’associazione Abruzzo Autismo Onlus. «L’associazione è al suo fianco e lo sosterrà in questa battaglia di dignità», dichiara il presidente Dario Verzulli, «Non sarà l’ultimo, purtroppo, e non è certamente il primo ad affrontare tale situazione. Sono diversi i ragazzi e gli adulti che abbiamo accompagnato in un percorso amministrativo e burocratico per l'inserimento in strutture residenziali, tutte fuori regione». Verzulli sottolinea infatti come nonostante i numerosi casi già affrontati e l’esistenza di leggi nazionali volte ad assicurare dignità ai disabili e alle loro famiglie le istituzioni regionali fino ad oggi siano rimaste solo a guardare, limitandosi alla rigida applicazione di tempi e procedure. «Tempi e procedure che per primi riescono sistematicamente a violare da decenni non assicurando il diritto al servizio residenziale per utenti con autismo» conclude Verzulli, «L’unica struttura attualmente disponibile per la giovane età del ragazzo di Roseto è a Rimini. Il costo della permanenza è interamente a carico della sanità abruzzese e si aggiungerà alla corposa mobilità passiva per la nostra regione, incapace di spendere le proprie risorse sulla propria terra disperdendole tra Campania, Marche, Emilia Romagna e Lombardia». Un tema, quello delle residenze per utenti autistici, del quale Abruzzo Autismo Onlus intende interessare anche il nuovo assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì.
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