Il Pd: «Brucchi ora è più debole, giunta retta da soli 14 consiglieri»

24 Gennaio 2016

Mancato rimpasto, i Democratici parlano di «inizio della fine» e si dicono pronti a dialogare con gli scontenti del centrodestra a partire da Di Sabatino. D’Alberto possibile candidato sindaco

TERAMO. «La giunta non ha più la maggioranza in consiglio». E' questo il «dato politico forte» che secondo il Pd e "Teramo cambia" si evince dalla verifica senza rimpasto appena chiusa dal sindaco Maurizio Brucchi. La conferma dei nove assessori in carica più che un elemento di stabilità è dunque «un ulteriore segnale d'indebolimento» del primo cittadino.

A evidenziarlo è il capogruppo dei democratici in consiglio Gianguido D'Alberto secondo cui la precarietà dell'amministrazione è palesata dall'esito della verifica. «Gli assessori sono rappresentati in aula da appena quattordici consiglieri», osserva, «la giunta si regge su appoggi esterni». L'abbandono della maggioranza da parte dei due rappresentanti di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale, a cui si somma la mancata assegnazione di assessorati a "Teramo Soprattutto" e "Insieme per Te", che contano cinque eletti, assottiglia la schiera dei "fedelissimi" di Brucchi e della sua squadra fino a portarla ben al di sotto dei diciassette voti necessari in aula per restare alla guida dell'ente.

«E' l'inizio della fine», sottolinea D'Alberto, che sollecita uno «scatto d'orgoglio» da parte di quei consiglieri che hanno creduto alle promesse del sindaco garantendogli finora la maggioranza. «Brucchi è commissariato dai capicorrente», spiega il rappresentante dei democratici, «non decide lui, ha perso il controllo della maggioranza e della cosa pubblica con grave danno per cittadini». Lo dimostrano anche i punti programmatici indicati dal sindaco come priorità per il prossimo futuro, tra i quali rientrano progetti finanziati dalla Regione, come le piste ciclabili e il recupero dell'ex manicomio, o il piano traffico «che doveva essere adottato un anno fa ed è un atto obbligatorio»,

Alberto Melarangelo evidenzia come il primo cittadino non sia riuscito neppure ad attivare la rotazione di deleghe «che da sette anni sono in mano alle stesse forze e alle stesse persone», mentre Maurizio Verna si chiede fino a quando i consiglieri delusi continueranno ad appoggiare il sindaco. Questo, insomma, è il «punto di non ritorno» e Francesca Chiara Di Timoteo auspica nuove elezioni da cui far emergere forze giovani, capaci di abbattere «i potentati» che hanno costruito «il modello Teramo servito solo a sdoganare qualche politico locale».

Per Antonio Filipponi, capogruppo di "Teramo cambia", la città è «sotto sequestro della giunta» e i consiglieri di maggioranza devono mandare a casa Brucchi ormai «sfiduciato anche dagli elettori». Il Pd e la lista civica sono pronti a dialogare con «chi si dissocia» subito dall'amministrazione ma non intendono mantenere rapporti con «chi gioca su due tavoli». La porta resta aperta agli scontenti che vorranno condividere «un progetto serio», ma non saranno accettate adesioni a ridosso delle elezioni né in modo indiscriminato da parte di qualunque componente dell'attuale maggioranza.

Il discorso vale in particolare per Alfonso Di Sabatino Martina, fondatore di "Teramo soprattutto", dal quale si attende una presa di posizione definitiva rispetto ai rapporti con l'amministrazione. Nel frattempo il Pd ha già individuato il potenziale candidato sindaco da sottoporre alla valutazione degli alleati e delle primarie. L'identikit disegnato dal segretario comunale Maurizio Angelotti è quello di D'Alberto. «Il capogruppo in consiglio è sempre un possibile candidato», osserva, «le persone a cui sono già state affidate responsabilità sono le prime ad essere prese in considerazione per ruoli ancora più impegnativi».

Gennaro Della Monica

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