Il Pd chiude a Di Sabatino «Non sarà il nostro candidato»

TERAMO. Le correnti che spaccarono il Pd teramano, diviso tra chi sposava la rottamazione renziana e chi sosteneva l'ex segretario Bersani, sono state sanate con la leadership di Renzi e in questa...
TERAMO. Le correnti che spaccarono il Pd teramano, diviso tra chi sposava la rottamazione renziana e chi sosteneva l'ex segretario Bersani, sono state sanate con la leadership di Renzi e in questa fase il partito, nonostante la sinistra Dem, piuttosto che riaprire divisioni preferisce lavorare alla costruzione di alternative al dopo-Brucchi. Alternative che per il segretario provinciale del Pd Gabriele Minosse passano necessariamente per le primarie a cui sembra ormai certo voglia concorrere Gianguido D'Alberto, capogruppo del Pd teramano. Anche Manola Di Pasquale non disdegna un pensierino visto il rafforzamento d'immagine che le ha dato la fiducia del governatore D'Alfonso nominandola alla presidenza del cda dell'Izs.
Minosse non spende parole per caldeggiare alcun nome in quota Pd, ma di sicuro non lesina stroncature. E' il caso ad esempio di una possibile candidatura a sindaco di Alfonso Di Sabatino Martina che indiscrezioni vogliono vicino al centrosinistra dopo le querelle al vetriolo con Gatti e i suoi, e in virtù dell'opposizione che sta facendo dall'interno della maggioranza al sindaco Brucchi. Di Sabatino, a giudicare dal commento di Minosse su una sua possibile candidatura, non è ospite gradito dentro al Pd: «Di Sabatino chi? L'ex assessore al bilancio che ha tenuto in vita il sindaco Brucchi?». Minosse, ricordando l'esperienza fallimentare della candidatura di Paolo Albi, non ha alcuna intenzione di ripetere il modello: «Preferisco perdere con dignità», ha detto, «piuttosto che vincere in modo ambiguo». Mentre circa la possibilità di un ritorno politico di Giovanni Cavallari sulla scena Minosse mantiene una linea di "non pervenuto". «Non mi risulta la sua candidatura, non è all'ordine del giorno», dice Minosse, «non credo abbia la tessera del Pd, tuttavia noi siamo il partito delle primarie: anche se contestate e travagliate, restano sempre il nostro strumento democratico».
Cavallari non sarà pervenuto nel Pd, da cui ha preso le distanze, ma una sua candidatura con una compagine civica è ritenuta un fatto scontato, e forse anche atteso da molti malpancisti interni al centrosinistra. Cavallari, stringato conferma: «E' prematuro, ma certamente sto valutando di poter riprendere un impegno politico. Le telefonate che ricevo da tanti amici mi incoraggiano». Cavallari conta con evidenza anche sul sostegno di tanti che reputa "amici" dentro al Pd, ex Ds, ex Margherita, ex bersaniani, o renziani senza distinzione.
Tuttavia il distinguo che a livello nazionale hanno fatto i promotori della Sinistra Dem, in aperta contrapposizione a Renzi, non sembra poter avere ripercussioni anche a livello locale. A confermarlo è proprio Minosse, che seppure alle primarie appoggiò senza riserve Bersani, sconfitto da Renzi, adesso da segretario del partito non ha alcuna intenzione di riaprire contrapposizioni. «Non credo che la discussione che si è aperta a livello nazionale possa sfociare in una scissione o riaprire a livello locale un dibattito interno», ha detto, «noi siamo allineati al segretario che ha vinto che è Matteo Renzi. In democrazia funziona così». Da ex bersaniano di ferro il segretario riconosce i meriti di Renzi: «Prima eravamo il Paese in cui non si decideva nulla, invece il suo decisionismo ha portato a delle riforme. Magari facendo accordi che piacciono poco, ma è pur vero che non avendo una maggioranza netta in Senato degli accordi andavano comunque fatti. Grazie a lui c'è una nuova legge elettorale che finalmente metterà fine anche a questo, e chi vince le elezioni vince e basta».
Marianna De Troia
©RIPRODUZIONE RISERVATA

