Il pm dice no ai domiciliari per Santoleri

12 Novembre 2018

Per la Procura restano pericolo di fuga e reiterazione del reato. Al giudice l’ultima parola per la scarcerazione di Giuseppe

GIULIANOVA. La prima risposta che arriva è un no perentorio che sicuramente non lascia grossi spazi per altro. La Procura dà parere negativo agli arresti domiciliari chiesti da Giuseppe Santoleri in carcere con l’accusa di aver ucciso, insieme al figlio Simone, l’ex moglie Renata Rapposelli.
Ora il pronunciamento del pm Enrica Medori, titolare del fascicolo, va al giudice a cui spetta l’ultima parola: in questo caso si tratta del magistrato che presiederà la corte d’Assise davanti a cui a gennaio inizierà il processo. Per la Procura, dunque, restano i pericoli di reiterazione del reato, fuga e inquinamento delle prove ad ipotecare l’uscita dal carcere, seppur per i domiciliari, di Giuseppe Santoleri. Rischi che invece, secondo la difesa rappresentata dall’avvocato Alessandro Angelozzi del foro di Ascoli che ha presentato la richiesta dei domiciliari, negli ultimi tempi sarebbero venuti a mancare.
L’uomo pochi mesi fa ha rivelato al pm che ad uccidere l’ex moglie è stato il figlio Simone e che proprio per paura di lui non ha parlato prima. Dichiarazioni, quelle di Giuseppe Santoleri , che sicuramente rappresentano un punto importante a favore della pubblica accusa e un nuovo e importante capitolo del caso Rapposelli, con padre e figlio da mesi in carcere con le pesanti accuse di omicidio volontario ed occultamento di cadavere. Una versione, quella di Santoleri senior secondo cui il figlio avrebbe soffocato la mamma al termine di un litigio, smentita dal figlio Simone che dal carcere di Lanciano continua a ripetere che il padre mente. Va detto che nel voluminoso fascicolo messo insieme dal pm hanno assunto una rilevanza particolare le intercettazioni ambientali catturate in carcere non solo tra Simone e altri detenuti in cui l’uomo avrebbe lasciato intendere un suo coinvolgimento, ma anche quelle tra Giuseppe e altri reclusi. Simone, e fino a qualche mese fa anche Giuseppe, ha sempre respinto ogni accusa sostenendo che quel 9 ottobre dell’anno scorso ha incontrato la mamma a Giulianova ma poi il padre l’ha accompagnata a Loreto e qui lasciata. Di diverso avviso inquirenti e investigatori di due Procure: quella di Ancona prima e quella di Teramo dopo il passaggio per competenza territoriale. La donna, secondo l’accusa, sarebbe stata uccisa nel primo pomeriggio di quel 9 ottobre dello scorso anno, dopo essere arrivata a Giulianova per vedere ex marito e figlio, strangolata al termine di una delle tante liti scoppiate per motivi economici. «In particolare, dopo un violento litigio dovuto a questioni di natura economica avvenuto presso l'abitazione di residenza dei correi», si legge nel capo di imputazione, «Simone Santoleri inveiva urlando contro la madre... e la afferrava al collo stringendo con violenza, contestualmente tappandole la bocca impedendole di respirare e trascinando così la povera donna sul divano della zona giorno, ove continuava l'azione di strangolamento e di asfissia». Ad aiutarlo, sempre secondo l'accusa, il padre Giuseppe, che «teneva fermi i piedi della donna che tentava strenuamente di divincolarsi».
Poi i due, sempre secondo l’accusa di investigatori e inquirenti, hanno chiuso il cadavere in una busta, lo hanno nascosto nella loro auto per qualche giorno, coperto con un grosso scatolone e trasportato fino a Tolentino per liberarsene in una scarpata sulle rive del fiume Chienti. Ad incastrarli, sostiene la Procura, le immagini di una telecamera che ha ripreso la loro macchina proprio vicino a quella zona con un cartone ben visibile nel bagagliaio. Per l’accusa sotto quel cartine c’era il corpo di Renata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA