Il prefetto Savina: «Vi racconto come siamo usciti dagli anni bui»

9 Maggio 2019

L’università conferisce al vice direttore generale di Pubblica Sicurezza che si è laureato a Teramo  l’onorificenza “Guido II degli Aprutini” «per la sua lotta alla criminalità organizzata e a tutte le mafie» 

TERAMO. E’ uscito dall’università di Teramo nel 1979, da giovane laureato in giurisprudenza e ci è rientrato ieri, da vice direttore generale della Pubblica Sicurezza per ricevere l’onorificenza “Guido II degli Aprutini”. A Luigi Savina, nato a Chieti 65 anni fa, è stato conferito in una cerimonia solenne nell’aula magna dell’università, l’ordine al merito dell’ateneo.
A partecipare alla cerimonia, oltre al senato accademico con il rettore Dino Mastrocla, una folta platea composta da docenti, studenti e ma anche da autorità, fra cui il prefetto Graziella Patrizi e il vescovo Lorenzo Leuzzi. Salvatore Cimini, presidente del corso di laurea in Scienze delle amministrazioni, che ha proposto Savina per l’Onorificenza, ha ripercorso la sua carriera in polizia, iniziata nel 1980 e che l’ha visto operare in situazioni “calde” come Napoli, Palermo e Milano. Fra l’altro nel settembre del 1991 ha assunto l’incarico di dirigente della squadra mobile della questura di Pescara, dove è tornato da questore, per un anno, nel 1999. Gli incarichi si sono poi susseguiti, sempre più complessi e prestigiosi.
A tratteggiare la personalità e le doti professionali di Savina è stato Pietro Mennini procuratore generale presso la Corte di appello dell’Aquila. Mennini ha ricordato il periodo in cui hanno collaborato a Pescara: lui giovane sostituto procuratore e Savina giovane capo della Mobile. Nel ricordare la profonda amicizia che li lega, ha parlato del suo «impegno reale, dello spirito di servizio verso lo Stato, anzi direi verso la collettività, della determinazione e fermezza. Per gli appartenenti alle forze dell’ordine sei un grande capo, perchè capace di aggregare e rendere tutti partecipi ed essenziali».
E poi la lectio magistralis di Savina, in cui ha ricordato gli anni bui attraversati dall’Italia, dal Settata ai primi anni Novanta. Anni che ha vissuto appieno, da investigatore, immerso negli scontri fra la criminalità organizzata fra l’80 e il ’90, nella stagione dei sequestri di persona, circa 500 fra il ’75 e l’85, e poi il terrorismo delle Brigate nere e soprattutto delle Brigate Rosse, dei tanti omicidi dei magistrati, fra cui quello di Alessandrini. Br che crearono addirittura un neologismo: gambizzazione. «Ho tentato di cambiare quel piccolo pezzo di mondo con cui ho avuto a che fare in questi anni. Ed è questo l’augurio che faccio a voi studenti», ha concluso.
Un caloroso applauso e poi diploma e medaglia, consegnate da Mastrocola con questa motivazione: «Sempre in primo piano nella lotta alla criminalità organizzata e a tutte le mafie nelle piazze più calde d’Italia. La passione, l’umanità e il senso del dovere hanno contraddistinto il suo costante impegno professionale, e lo hanno portato a raggiungere eccellenti risultati nel settore della sicurezza pubblica. Con approccio innovativo e spiccata intuizione ha saputo sfruttare con successo le nuove tecnologie, tracciando originali ed efficaci modelli investigativi, punti di riferimento a livello nazionale e internazionale. La cultura della legalità è stata la cifra dell’uomo e del professionista. Per la sua capacità di innovare, per il suo esempio, per il modello di legalità che costituisce per i giovani e per i nostri studenti».
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