Il primario: «Il pasto caldo nel day hospital è una follia»
Il primario dell’oncologia di Teramo, Amedeo Pancotti, interviene sulla recente querelle sul pasto caldo per i malati del day ospital oncologico a Sant’Omero. Una polemica nata nei giorni scorsi...
Il primario dell’oncologia di Teramo, Amedeo Pancotti, interviene sulla recente querelle sul pasto caldo per i malati del day ospital oncologico a Sant’Omero. Una polemica nata nei giorni scorsi perché è stato sostituito dal sacchetto con panino e bottiglietta d’acqua e un frutto che poi è sfociata nella circolare in cui la Asl dà la possibilità ai medici di ordinare per i pazienti un pasto caldo, se lo ritengono opportuno.
«È una vergogna», esordisce senza mezzi termini Pancotti, «nel nostro day hospital da anni ai malati diamo un panino, con diverse farciture, oltre a un frutto e a una bottiglietta d’acqua. Innanzitutto una persona che sta due ore in ospedale, quasi sempre di mattina, non ha necessità di un pasto tradizionale. Ma addirittura ai malati dà fastidio: gli odori forti del cibo cucinato molto spesso li fanno vomitare. I malati sottoposti a chemio per quanto sono sensibili a volte hanno persino la “nausea anticipatoria”, cioè vomitano nel piazzale dell’ospedale mentre stanno venendo qui. E poi un malato attaccato alla flebo e su una poltrona ha difficoltà a tagliare la carne o a mangiare una minestra. Insomma, è sufficiente uno spuntino. Un pasto tradizionale mentre si fa una chemioterapia è una follia e uno spreco».
«È una vergogna», esordisce senza mezzi termini Pancotti, «nel nostro day hospital da anni ai malati diamo un panino, con diverse farciture, oltre a un frutto e a una bottiglietta d’acqua. Innanzitutto una persona che sta due ore in ospedale, quasi sempre di mattina, non ha necessità di un pasto tradizionale. Ma addirittura ai malati dà fastidio: gli odori forti del cibo cucinato molto spesso li fanno vomitare. I malati sottoposti a chemio per quanto sono sensibili a volte hanno persino la “nausea anticipatoria”, cioè vomitano nel piazzale dell’ospedale mentre stanno venendo qui. E poi un malato attaccato alla flebo e su una poltrona ha difficoltà a tagliare la carne o a mangiare una minestra. Insomma, è sufficiente uno spuntino. Un pasto tradizionale mentre si fa una chemioterapia è una follia e uno spreco».

