Il Roseto basket perde il suo condottiero

5 Novembre 2018

Morto a 78 anni Vittorio Fossataro, uomo simbolo della pallacanestro. Oggi camera ardente in Comune, domani i funerali

ROSETO. Addio a un monumento della pallacanestro rosetana. Si è spento ieri mattina all’ospedale dell’Aquila, dove era ricoverato da qualche giorno, Vittorio Fossataro, portato via da un male incurabile. Uomo di basket conosciuto a livello internazionale e ultimo simbolo della pallacanestro rosetana, Fossataro, che aveva 78 anni, lascia la moglie Maria ed i figli Paolo e Luciano. Anche quest’anno, nonostante la malattia che lo aveva colpito, aveva avuto lo stesso la forza di iniziare la sua cinquantunesima stagione da dirigente sportivo come team manager del suo Roseto Sharks, seguendo spesso i suoi ragazzi al PalaMaggetti nonostante la pesante terapia a cui si doveva sottoporre.
Uomo di fiducia come pochi, e spesso considerato come imprescindibile per la pallacanestro rosetana dal numero uno della Fip Gianni Petrucci, Fossataro è sempre stato vicino come dirigente alle tante proprietà che si sono succedute alla guida del basket rosetano, un elenco lunghissimo che parte negli anni Sessanta quando affiancò figure leggendarie come quelle del colonnello Aldo Anastasi e di Giovanni Giunco, per arrivare fino ai giorni nostri quando ha sostenuto in prima linea l’ultima cavalcata vincente del duo composto da Ettore Cianchetti e Daniele Cimorosi, che nel 2009 ripartirono dalla serie C per scalare la vetta fino ad arrivare all’attuale serie A2. Non va poi dimenticata anche quella che fu la sua parentesi da presidente senza portafoglio degli Sharks quando, nel 2003, pur di non farli scomparire, fece da traghettatore per agevolare il rientro in corsa di Alcini e Martinelli, mentre la sua squadra gli regalava una delle sue più grosse gioie sportive, visto che fu capace di vincere il primo derby in serie A contro il Teramo.
Ma Fossataro non era solo questo: all’occorrenza faceva anche i lavori manuali più umili, pur di preservare l’efficienza verso l’esterno del suo Roseto, grazie alla sua maniacale precisione. Era indubbiamente un grande mediatore, che cercava di essere sempre obiettivo in ogni situazione, per questo a lui ci si è sempre rivolti anche per tante altre importanti iniziative che hanno animato nel tempo la cittadina abruzzese: sua per esempio era l’organizzazione pratica del torneo estivo di basket più antico d’Italia, quel “Trofeo Lido delle Rose” nato nel 1945 ai tempi della seconda guerra mondiale e giunto quest’anno anche grazie alla sua determinazione all’edizione numero 73. E suo era anche lo zampino nella rinascita della Pro loco di cui è stato segretario ed uno dei promotori, organizzazione giovanissima ma già capace di creare eventi importanti come quello delle mongolfiere in spiaggia nella scorsa Pasqua. Anche per questi motivi, lo scorso ottobre, dopo che gli Sharks gli vollero consegnare un riconoscimento alla carriera, il consiglio comunale di Roseto votò all’unanimità di conferirgli la cittadinanza benemerita. I sigari e il telefonino sono stati i suoi inseparabili compagni di viaggio, riuscendo sempre nell’impresa di non negarsi mai a qualunque ora, soprattutto quando certe estati calde diventavano più che bollenti per far ripartire, anche a spinta se necessario, la squadra di pallacanestro. In questi ultimi anni si era dedicato ad insegnare il difficile mestiere del dirigente sportivo ad un manipolo di giovani, a riprova di come dopo tanti anni, continuasse ad esporsi in prima persona sempre cercando di fare del suo meglio per il futuro degli Sharks.
Questa mattina la salma ripartirà dall’Aquila; verso mezzogiorno la bara sarà posta nella camera ardente allestita nella sala del consiglio comunale, al terzo piano del Municipio, dove resterà fino a domani, quando alle ore 10 ci sarà il funerale nella chiesa di Santa Maria Assunta. Con la sua scomparsa, il basket rosetano resta così senza il suo inossidabile condottiero, che lascia un’eredità fatta di mediazione, positività ed attaccamento ai colori sociali, armi che usava sempre per garantire la sopravvivenza del basket nel Lido delle Rose. Adesso, a tutti i rosetani il compito di riscoprire il valore della concordia e quello spirito di appartenenza che ha spesso permesso agli Sharks di tagliare traguardi impensati. Anche se stavolta dovranno farlo senza Fossataro seduto dietro alla sua solita scrivania.
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