Il saluto di don Domenico «Tornerò da voi come amico»

GIULIANOVA. E’ stato un addio che ha commosso tutti quello di ieri nel duomo di San Flaviano. Nella messa alle 10 don Domenico Panetta, il parroco arrivato 40 anni fa a Giulianova ha salutato le...
GIULIANOVA. E’ stato un addio che ha commosso tutti quello di ieri nel duomo di San Flaviano. Nella messa alle 10 don Domenico Panetta, il parroco arrivato 40 anni fa a Giulianova ha salutato le intere generazioni che ha assistito spiritualmente. Il duomo era pieno per tributare il commosso saluto all’arciprete che va via per motivi di salute. Così ha deciso il vescovo Michele Seccia. Don Domanico Panetta è malato di diabete e il vescovo ha deciso di interrompere, ufficialmente per un anno, la sua permanenza a Giulianova per consentirgli di curarsi. Ma dalle parole del parroco, fra le righe, emerge che purtroppo non svolgerà più il suo ministero a Giulianova.
Lo ha detto davanti ai fedeli, sul sagrato, lo stesso sacerdote al sindaco Francesco Mastromauro che ha partecipato alla messa con la fascia tricolore – e insieme al lui il vice Nausicaa Cameli e anche il capogruppo di Fi-Ncd Laura Ciafardoni – e che ha preso la parla ricordando l’importanza del suo sacerdozio per i giuliesi e concludendo: «Speriamo di rivederci presto». Don Domenico ha risposto: «Come amico tornerò sempre a Giulianova, come sacerdote non dipende da me».
Il saluto rivolto ai fedeli dal parroco durante l’omelia è stato contrappuntato da momenti di commozione, suoi e di chi lo ascoltava, e chiuso da un lungo applauso. Partendo dal vangelo ha ricordato padre Fernando Tribuiani, cappellano del Giulianova calcio, morto l’anno scorso. «Io ho preso esempio da lui», ha detto con voce rotta, «dal suo modo di stare vicino alle persone, anche a livello pratico. Avrei voluto fare come lui, morire sul campo, trascorrere qui i miei ultimi giorni, ma non è stato possibile. Parlando con il vescovo, in effetti ho capito che è opportuno che mi curi. Ringrazio tutti per l'affetto e la stima, mi avete fatto sentire a casa».
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