Il sindacato Siap: «Grave errore chiudere la polizia postale»

TERAMO. Un patrimonio di professionalità da non disperdere, ma da far rimanere nella squadra mobile teramana in un’apposita sezione. E’ la proposta operativa che Ennio Falconi, nella sua veste di...
TERAMO. Un patrimonio di professionalità da non disperdere, ma da far rimanere nella squadra mobile teramana in un’apposita sezione. E’ la proposta operativa che Ennio Falconi, nella sua veste di segretario provinciale del Siap (il sindacato italiano di polizia), mette nero su bianco in una nota inviata ad istituzioni e politici dopo il progetto di chiusura della sezione di polizia postale di Teramo decisa a livello nazionale.
Scrive Falconi: «Nonostante l’organico ristretto (passato da nove a sei) la polizia postale di Teramo risulta tra le tre sezioni più operative in Italia avendo conseguito nel corso degli anni, tra l’altro, incredibili risultati nel contrasto ai reati di specifica competenza quali l’illecito e fraudolento utilizzo di carte di credito e pedopornografia».
E partendo proprio da questi risultati che il segretario provinciale del Siap lancia la proposta: «Pur conscio che sarà difficile fermare il trend manifestato dal Dipartimento della polizia lo scrivente è qui a sensibilizzare tutti coloro che hanno interesse ad avere ancora all’opera questi brillanti “specialisti” a voler interessarsi presso il ministero dell’Interno affinché, almeno o quanto meno, i sei colleghi della sezione polizia postale di Teramo, come richiesto dal Siap e dagli altri sindacati del cartello nel corso dell’incontro del 5 aprile, vengano collocati presso la squadra mobile della questura di Teramo in un’apposita sezione che dovrà essere necessariamente istituita per il contrasto dei reati informatici».
Così conclude Falconi: «Sono certo che, in tale ottica, sicuramente lo stesso questore di Teramo, dimostratosi sempre molto attento alle necessità dei cittadini ed alle esigenze dei poliziotti, attuerà in merito tutte le iniziative di sua pertinenza al fine di non far apparire la realizzazione del programma in questione quale sostanziale ripiegamento del sistema sicurezza del Paese facendo contemporaneamente ed impropriamente percepire al cittadino un’accentuazione della percezione di insicurezza».(d.p.)
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