Il sindaco: «Non ci saranno altri arrivi di profughi»

2 Luglio 2016

ROSETO. È sotto controllo la situazione relativa al caso di tubercolosi riscontrato su uno degli oltre cento profughi ospitati nel residence Felicioni di Roseto. Dopo la conferma della diagnosi di...

ROSETO. È sotto controllo la situazione relativa al caso di tubercolosi riscontrato su uno degli oltre cento profughi ospitati nel residence Felicioni di Roseto. Dopo la conferma della diagnosi di Tbc, giunta nella tarda mattinata di giovedì da parte del direttore sanitario della Asl di Teramo Maria Mattucci, in città si è venuto a creare un clima di allerta, testimoniato anche da una serie di commenti preoccupati diffusi attraverso web.

«Ho parlato nuovamente oggi (ieri per chi legge, ndr) con la dottoressa Mattucci», fa sapere il sindaco di Roseto Sabatino Di Girolamo, «la quale mi ha confermato che non ci sono novità negative sulla vicenda e, soprattutto, che da parte della Asl continua un attento monitoraggio sugli ospiti della struttura».

Ma oltre all’aspetto sanitario, c’è anche quello relativo alla gestione degli arrivi che dipende direttamente dalla prefettura. «Mi sono messo in contatto con il prefetto», dice ancora Di Girolamo, «alla quale ho chiesto di evitare nuovi invii che potrebbero generare ulteriori preoccupazioni. Molto garbata e rassicurante la sua risposta, visto che mi ha garantito che non ci saranno nuovi arrivi a Roseto e che inoltre verrà incrementata la presenza di forze dell’ordine in modo da rinforzare la sorveglianza nell’intera città». Da una situazione di disagio, quindi, è scaturito invece un risultato positivo sotto il profilo della sicurezza, di cui beneficeranno sia i rosetani che i turisti che affolleranno Roseto nei prossimi mesi.

Resta comunque alta la paura per il possibile contagio, una paura peraltro immotivata da parte della popolazione, perché la scienza medica ha accertato che la trasmissione della malattia può avvenire solo dopo 120 ore di contatto stretto con il soggetto ammalato. Un timore che riguarda anche i volontari del soccorso, spesso in prima linea nel trattare i casi in questione, i quali chiedono maggiori informazioni quando sono chiamati a intervenire in casi a rischio contagio, affinché possano adottare tutte le misure di sicurezza in loro possesso. (f.ce.)

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