Il sindaco: «Sportelli da salvare: un passo indietro sulla chiusura»

9 Ottobre 2021

Appello dopo il piano di razionalizzazione della Popolare di Bari con il 50% di tagli nel Teramano D’Alberto: «Molte filiali sono nell’area del cratere dove servono interlocutori finanziari sul territorio» 

TERAMO. Un passo indietro sulla chiusura delle filiali abruzzesi, dove oltre il 50% è rappresentato da quelle del Teramano. È quanto torna a chiedere il presidente Anci Abruzzo e sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto a fronte dell'avvio, da parte della Popolari di Bari, della nuova tranche del piano di razionalizzazione degli sportelli (in provincia sono interessate le filiali di Ancarano, Tossicia, Aprati di Crognaleto, Canzano, Castelli e Castilenti). Questo dopo che già a fine agosto aveva inviato un'apposita lettera al presidente e all'amministratore delegato dell'istituto di credito, a cui i vertici della Popolare di Bari avevano risposto ribadendo di non poter rinunciare alla programmata chiusura delle filiali, peraltro ridotta rispetto al numero inizialmente previsto, confermando in ogni caso il proprio impegno per la ripresa e lo sviluppo del tessuto economico abruzzese.
Una risposta che non sembra aver rassicurato i sindaci. «In questi mesi, nell'interlocuzione avviata con l'amministrazione delegato e il presidente della Popolare di Bari», commenta D'Alberto, «avevamo rappresentato come, superata la prima fase gestita dai commissari, era assolutamente necessario invertire la rotta e dare una prospettiva alla nuova banca. Banca pubblica, vogliamo ricordarlo, le cui scelte non possono essere dettate solo da logiche puramente contabili e finanziarie». Sul tavolo, per il presidente Anci, la necessità di rivalutare il peso del territorio abruzzese, sia in termini di numero di filiali sul totale sia in termini di fidelizzazione della clientela. «La logica d'intervento sull'Abruzzo non può essere dettata solo ed esclusivamente dalle distanze chilometriche e dai bacini», aggiunge, «e questo ancor di più perché stiamo parlando di una banca che nonostante tutto quello che ha passato mantiene, anche grazie al peso della quota ex Tercas e Caripe, la quota di mercato più ampia e significativa sul territorio. Lasciare oggi questa realtà, dopo tutto quello che ha dato, è una scelta profondamente ingiusta. È vero che c'è stata una riduzione del numero di chiusure ma ci sono situazioni che non sono tollerabili». La chiusura delle filiali, per D'Alberto, sarebbe inoltre una scelta sbagliata anche alla luce delle ingenti risorse che arriveranno nell'area del cratere, e per le quali diventa fondamentale per privati e imprese avere interlocutori finanziari e creditizi sul territorio. «Auspichiamo un ripensamento dell'ultima ora», conclude D'Alberto, «se la banca ha rappresentato la volontà di proseguire nel dialogo istituzionale, registriamo al contrario la totale assenza degli altri livelli istituzionali. Non possiamo che rilanciare un appello forte e chiedere alla banca, se proprio ha deciso di uscire da questi territori, di facilitare il passaggio dei presidi ad altri istituti».
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