«Il super ospedale a Pescara e Chieti ci distruggerà»

28 Luglio 2016

L’ex governatore Chiodi lancia l’allarme su Facebook «Scippato il Mazzini che aveva quasi tutti i requisiti»

TERAMO. Gianni Chiodi è sicuro: per la sanità teramana saranno tempi bui. Tanto che posta l’infausta previsione sul destino delle strutture sanitarie teramane, in base a quel che viene disposto dal piano di riordino della rete ospedaliera, persino su Facebook.

Abbandona il suo naturale aplomb simil-inglese e scrive: «Per me era chiaro fin dall'inizio. Un danno enorme per le comunità teramane e aquilane. Uno scippo vero e proprio se si considera che l'ospedale di Teramo era quello che richiedeva meno investimenti per diventare ospedale di II livello. Il Pd, quello teramano ed aquilano, ne saranno complici (prima facevano finta di non aver capito)».

Il ragionamento di Chiodi è semplice. Sarebbe stato facile creare le condizioni perchè il Mazzini rientrasse negli standard del decreto Lorenzin – la struttura più complessa che manca è la terapia intensiva neonatale – invece la Regione ha preferito istituire un ospedale di secondo livello (cioè quello più specializzato, su cui si fanno più investimenti) creando un’interconnessione fra quello di Pescara e quello di Chieti. Mentre l’interconnessione fra Teramo e L’Aquila non è stata fatta.

«L’asse politico Pescara-Chieti è evidentissimo, d’altronde è lo stesso collegio elettorale», sottolinea Chiodi. E a fare le spese del patto di ferro dei politici pescaresi e chietini – a tutti i livelli – a difesa dei propri territori sarebbero proprio L’Aquila e Teramo. Chiodi non lo dice, ma forse più Teramo, visto che all’Aquila si vocifera che andrà come “risarcimento” la sede della Asl unica, l’Asu.

E’ pur vero che nello stesso piano, approvato ieri dalla giunta regionale, si annuncia la possibile creazione di una connessione funzionale fra L’Aquila e Teramo per un Dea di secondo livello che però è rimandata a uno studio di fattibilità che sarà redatto entro il 2016. I timori dell’ex governatore potrebbero essere infondati. O, se fossero fondati, poi sarebbe troppo tardi per porre rimedio a scelte già sedimentate.

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