Il terremoto a Teramo: gli sfollati in città sono 1.200, quasi 400 gli edifici inagibili

A un mese dalla violenta scossa di fine ottobre il Comune di Teramo traccia il bilancio dei danni. Il centro storico e le frazioni a ovest sono le zone più colpite. Brucchi: "È solo la punta dell’iceberg"
TERAMO. Il terremoto ha colpito duro sia in città che nelle frazioni. A poco meno di un mese dall’ultima violenta scossa il bilancio stilato dal Comune dà un quadro esatto della situazione e conferma la drammaticità dei dati raccolti di giorno in giorno. Sono quasi 1.200 gli sfollati, cittadini costretti ad abbandonare le loro abitazioni rese inagibili e a trasferirsi in altre case o in hotel.
Basterebbe questo numero, ancora provvisorio perché le verifiche sugli edifici privati sono tutt’altro che prossime alla conclusione, a rendere l’idea di quanto sia stato pesante l’impatto del sisma sul territorio comunale. Nel resoconto approntato dall’amministrazione cittadina, però, spiccano altre cifre che contribuiscono a inquadrare le proporzioni del danno. Finora le ordinanze di sgombero firmate dal sindaco Maurizio Brucchi ammontano a 385, di cui 295 per inagibilità totali e 90 per inutilizzo parziale degli immobili interessati.
Le conseguenze peggiori sono state subite dal centro e dalla periferia ovest del comune. Nel cuore della città gli sgomberi hanno raggiunto quota 96, ai quali vanno aggiunti i 18 alla Cona, i 17 nella zona della stazione ferroviaria e gli 11 a Colleatterrato. La frazione più colpita è Valle San Giovanni, con 27 ordinanze, seguita da Forcella e Spiano, entrambe a 24, Rapino che si attesta a 22 e Villa Ripa a 18. Al momento sono 317 le famiglie che hanno ricevuto assistenza da parte degli uffici comunali. Si fa sempre più pesante anche il conto dei danni nelle chiese. Sono 30 quelle destinatarie di provvedimenti d’inagibilità totale o parziale. Di queste, 11 si trovano in città e le altre sparse nei paesi su tutto il territorio, da Valle San Giovanni fino a Sant’Atto e Villa Vomano. E non è finita qui.
«Vediamo solo la punta dell’iceberg», sottolinea Brucchi, «l’elenco dei danni e degli sfollati è destinato fatalmente ad allungarsi nei prossimi giorni». Con più di tremila controlli ancora da fare, si tratta di una previsione fin troppo facile per quanto triste. In campo ci sono sei squadre di tecnici comunali e della Protezione civile che hanno avviato le verifiche “Fast” partendo dalle zone più colpite, ma non bastano a smaltire le richieste in tempi ragionevoli. Per questo da oggi l’amministrazione metterà in giro altri quattro gruppi incaricati di accertare i danni e classificare gli immobili nella scalla tra A ed E. «Solo così i cittadini possono far partire le ristrutturazioni per rientrare nelle loro case», osserva Brucchi, «dobbiamo accelerare».
Il Comune attende anche l’indicazione, che sarà riportata nel decreto del governo dedicato all’emergenza, della scadenza entro cui vanno completati gli accertamenti. Il termine potrebbe essere di cinque mesi e questo rende ancora più urgente il cambio di passo nelle verifiche. Brucchi ha già chiesto al comando centrale della Protezione civile il rafforzamento delle squadre che operano sul territorio. Per stringere i tempi a giorni aprirà al Parco della scienza anche l’ufficio sisma che gestirà tutte le pratiche.
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