Il vescovo: è nelle difficoltà che una comunità si ritrova unita

5 Febbraio 2017

Seccia: «Ora rimbocchiamoci le maniche per rendere più vivibile Teramo, io sono fiducioso» Dopo il via libera di Errani da domani partono 18 progetti per la messa in sicurezza delle chiese

TERAMO. «E’ nell’emergenza che una comunità si ritrova. Oggi a Teramo tutti noi dobbiamo rimboccarci le maniche e andare avanti». Occorrono sguardi molto acuti per capire questo tempo. Michele Seccia da più di dieci anni è vescovo della diocesi di Teramo. Nel 2003, nei giorni della tragedia di San Giuliano, era alla guida di quella di San Severo. Di una cosa è convinto: «C’è sempre un valore pedagogico che deve fare da filo conduttore nelle cose e dobbiamo interrogarci su un quesito: il problema economico continuerà ad essere preponderante sulla incolumità delle persone e del territorio?».

Oggi in tanti lasciano la città esasperati da uno sciame sismico che non dà tregua, amplificato da quella che è stata l’emergenza maltempo. C’è un rischio spopolamento che diventa ogni giorno più concreto. Sono scelte da condividere o da condannare?

«Uso una parola biblica e dico che il deserto fiorirà. Può sembrare semplicistico, me ne rendo conto. Ma così non è. Perchè quando si affrontano le emergenze bisogna restare con i piedi ben piantati a terra anche se, è evidente, nulla è mai facile e convivere con la paura non è semplice. Ma è nelle difficoltà che una comunità si ritrova. E in questo c’è l’invito tutti, a cominciare dai singoli per finire alle istituzioni, a rimboccarsi le maniche affinchè questa città diventi più vivibile, più accogliente, dia il meglio. Perchè quando una terra vive una difficoltà ci si rende conto su chi si può contare, su chi è in grado di affrontare le emergenze. Ho fiducia, salvo una smentita nel tempo».

Ma, secondo lei, c’è qualcosa che non funziona nel modo in cui si affronta o si gestisce questa emergenza?

«Oggi non è il tempo delle polemiche. Ma c’è una domanda che dobbiamo porci: impariamo qualcosa dalle emergenze? Dal 2009, dal sisma dell’Aquila ad oggi, abbiamo imparato qualcosa? E prima ancora? Io nel 2002 ero vescovo a San Severo, l’anno dopo ci fu la tragedia della scuola di San Giuliano. Da quella tragedia abbiamo imparato qualcosa? Ognuno di noi si dia una risposta. Una società civile diventa migliore non con la polemica e la litigiosità gratuite, tanto meno con la contrapposizione ideologica ma con la collaborazione di tutti coloro che si lasciano guidare dalla coscienza civica. Va ritrovata la speranza e per questo un invito lo rivolgo ai sacerdoti affinchè siano sempre più presenti sul territorio, punti di riferimento di tante persone smarrite. La speranza non cancella il dolore, lo sgomento, la paura. Ma di fronte all’emergenza solo l’unione e la solidarietà possono dare un senso alle cose».

In questo contesto che futuro si può prevedere?

«Quello che ciascuno di noi, con responsabile senso civico, può contribuire a costruire con il proprio impegno convinto e generoso, sempre nel rispetto del creato. Perchè solo così la speranza si trasforma in concreta, responsabile ed operosa attività capace di mettere sempre al primo posto la persona e il suo territorio sull’economia. Una responsabilità che è propria di chi è preposto al governo della cosa pubblica e alla tutela del bene comune, ma diviene un impegno essenziale anche del singolo cittadino che pur rivendicando i legittimi diritti non dimentica mai i doveri intimamente connessi al suo essere parte di una società civile».

Nella diocesi teramana ci sono 180 chiese chiuse, inagibili, su 416. Venerdì, insieme a tanti altri vescovi, ha incontrato a Macerata il commissario per la ricostruzione Vasco Errani. Che cosa è emerso?

«Nel corso di quest’ultimo incontro con Errani sono state chiarite due cose fondamentali per gli interventi: per quanto riguarda la pubblica incolumità sono i Comuni che devono intervenire, mentre per quanto riguarda la messa in sicurezza e la conservazione del bene è l’istituzione proprietaria. E per questo servono tempi celeri perchè la burocrazia non può diventare ostacolo. C’è stato assicurato che per quanto riguarda i progetti entro i 40mila euro possiamo partire subito con i lavori di messa in sicurezza già con il via libera delle varie Soprintendenze. E noi da domani partiremo con 18 progetti pronti e finanziati proprio per la messa in sicurezza di altrettante chiese. E’ una prima risposta, è un modo per dire a tutti: noi andiamo avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA