Il web per accorciare le distanze dai fedeli

28 Ottobre 2016

ISOLA DEL GRAN SASSO. “La missione della chiesa oggi: dal web alle periferie del mondo” è questo il tema della tre giorni di riflessione, che ha visti impegnati fino a ieri 50 sacerdoti, in ritiro al...

ISOLA DEL GRAN SASSO. “La missione della chiesa oggi: dal web alle periferie del mondo” è questo il tema della tre giorni di riflessione, che ha visti impegnati fino a ieri 50 sacerdoti, in ritiro al santuario di San Gabriele, per cercare nuove strategie comunicative. «La risposta è complessa», ha spiegato uno dei relatori, padre Ubaldo Montisci (56 anni), sardo, docente presso l'Università pontificia salesiana di Roma, «nella chiesa c'è comunque una presa di coscienza: dobbiamo migliorarci». «In un momento di crisi come questo, la Chiesa non può tentare e riproporre modalità antiche di annuncio. I valori sono sempre gli stessi, ma bisogna annunciarli con stile nuovo». Il padre salesiano ha parlato di distanze: «La Chiesa finora è stata in attesa che le persone arrivassero, ora è il momento di accorciare le distanze, il concetto di prossimità di cui parla papa Francesco. Uno sforzo che il clero devo compiere per avvicinare le persone alla Chiesa».

Inevitabile il passaggio ai new media «che le persone oggi non utilizzano semplicemente, ma vivono con e attraverso di essi. E sebbene non seguano logiche evangeliche, perché nati per altri scopi, la Chiesa non può non abitarli in maniera propositiva, con un spirito critico che non deve mai mancare. Consapevoli che nel terzo millennio non si può fare a meno di annunciare il vangelo anche tramite Facebook, Twitter, Linkedin, i vari blog, Youtube o Whatsappp «dobbiamo valorizzarli, perché possono offrire opportunità immense. Si possono raggiungere tante persone e ti danno la possibilità di essere alternativi». Al santuario si è parlato dunque di una Chiesa in uscita, come la vuole papa Francesco, che non si fermi ad aspettare ma sia disposta ad uscire alle intemperie, per incontrare la gente e mettersi al servizio delle persone.

«Questo richiede impegno per i preti» ha spiegato Montisci, «un abbandono di pratiche e tempi fissisti, una riorganizzazione degli orari. Se ad esempio la gente vive dalle otto di sera alle quattro del mattino, bisogna non chiudere le Chiese. Le resistenze certo non mancano, ma si sta comunque mettendo in atto un movimento che avvicinerà laici e preti. Le sfide esistono per essere superate.

Catia Di Luigi

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