Impianti sciistici, si apre il fronte contro l’aggiudicazione a Finori

5 Maggio 2021

L’attuale gestore è stato l’unico a presentare un’offerta di acquisto per Prati di Tivo e Prato Selva Si oppongono Siget, Asbuc e Comune di Fano Adriano, che attendono l’esito dei ricorsi sul bando 

TERAMO. Con Siget, Asbuc di Pietracamela e Comune di Fano Adriano si apre il fronte dei contrari all’assegnazione provvisoria degli impianti sciistici di Prati di Tivo e Prato Selva all’attuale gestore Marco Finori. L’asta pubblica per la vendita è nell’occhio del ciclone e all’orizzonte potrebbero profilarsi azioni di "disturbo".
L’assegnazione provvisoria degli impianti delle due stazioni sciistiche della Gran Sasso Teramano (Gst), la società pubblico-privata in liquidazione, a Finori ha scatenato reazioni. Sul “banco degli imputati” è il bando dell’asta pubblica che è scaduta lunedì e ha visto l’arrivo di due buste: quella di Finori con l’offerta di acquisto di 900mila euro in 4 anni con un acconto di 100mila euro e quella della Siget dove vengono elencate le motivazioni che non hanno permesso alla stessa di inviare un’offerta.
«La gara è stata impostata a vantaggio di Finori», lamenta Erminio Di Lodovico di Siget, «chiediamo un bando chiaro, senza lacune, senza fretta per valutare bene se partecipare. Abbiamo analizzato la gara, chiesto chiarimenti inutili ed esposto le motivazioni ai soci della Gst affinché facciano qualcosa. Il bando deve essere ripetuto e se si va avanti non escludiamo azioni legali». Il punto cruciale contestato dalla Siget riguarda la cabinovia della Madonnina di proprietà della Provincia, che viene data in concessione all’acquirente del lotto: «Nel bando manca la definizione del costo del canone di gestione e la validità della convenzione perché assente la firma di uno dei contraenti».
A bloccare la gara prima della data di scadenza ci hanno provato l’Asbuc di Pietracamela, che ha inviato una diffida al liquidatore della Gst Gabriele Di Natale chiedendo l’immediata revoca del bando entro il 30 aprile scorso, e il Comune di Fano Adriano, che ha presentato un ricorso al tribunale di Teramo il cui giudizio è prossimo.
Tutto è ancora aperto, perché sia l’Asbuc che il Comune di Fano sono due dei creditori della Gst e per procedere alla vendita definitiva a Finori c’è necessità del piano di ristrutturazione del debito di 1 milione e 300mila euro: verranno convocati tutti i creditori per una proposta di accordo che se non verrà raggiunta aprirà all'avvio di un concordato preventivo. «Sulla ristrutturazione del debito non mi pronuncio, perchè aspettiamo la proposta del liquidatore per il nostro credito di 198mila euro», spiega Paride Tudisco, presidente Asbuc Pietracamela, «Sul bando abbiamo provveduto alla diffida perché la Gst nell’emanarlo non ha tenuto conto dell’uso civico dei terreni dove insistono gli impianti e che non esiste una concessione attiva. Stiamo valutando se procedere con altre azioni». E sulla concessione dei terreni dei Prati revocata dopo il non pagamento dei canoni da parte della Gst aggiunge: «Abbiamo inviato una pec il 18 aprile scorso e un sollecito recente alla Provincia chiedendo un incontro per stipulare una nuova convenzione, ma senza risposta».
In attesa del giudizio del tribunale di Teramo è il Comune di Fano. «Non riconosciamo il bando e condividiamo le motivazioni che hanno portato la Siget e l’imprenditore Luca Lallini a non presentare l’offerta», dice il sindaco Luigi Servi, «è stato concepito e pubblicato con un’azione frettolosa e in vista della posizione debitoria nei nostri confronti. Aspettiamo il giudizio sul nostro ricorso e la sentenza del Tar per la risoluzione contrattuale con la Gst sullo sfruttamento dei terreni di Prato Selva».
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