Impianto per rifiuti liquidi C’è il no definitivo del Tar

Nereto, il tribunale amministrativo respinge il ricorso dell’azienda proponente Confermata la legittimità dei pareri negativi di Comune, Regione e ministero
NERETO. Lo stop alla realizzazione della piattaforma per il trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi della Wash Italia di Nereto adesso è definitivo. Il Tar, nella sentenza di merito, ha rigettato tutti i motivi eccepiti dall’azienda sostenendo le tesi di Comune di Nereto – rappresentato dallo studio Scarpantoni – Regione, ministero dei Beni culturali e Soprintendenza circa l’incompatibilità dell’impianto, per il quale l’istanza per il rilascio del provvedimento di valutazione di impatto ambientale venne presentata nel 2017, nel contesto paesaggistico, urbanistico e ambientale in cui avrebbe dovuto sorgere. Si tratta di un’area, dove ha sede la Wash Italia, attorno a cui insistono 38 abitazioni e il torrente Vibrata. Per scongiurare la nascita dell’impianto di depurazione si mobilitarono i cittadini del territorio vibratiano.
Durante la fase autorizzativa in Regione, stante la prevalenza dei pareri negativi espressi dalle amministrazioni interessate dal procedimento, la conferenza dei servizi si espresse in senso negativo al rilascio del provvedimento autorizzatorio unico regionale portando, quindi, allo stop al progetto. Nel 2019, quindi prima dell’avvio del contenzioso, il Comune rilasciò parere negativo per i vincoli e la compatibilità urbanistica, rettificando in autotutela un precedente parere del 2018 con il quale aveva erroneamente attestato l’insussistenza del vincolo paesaggistico sull’area oggetto di intervento «che legittimamente e doverosamente è stato emendato», scrivono i giudici in sentenza. Parere negativo arrivò anche dalla Soprintendenza e dal Servizio gestione rifiuti della Regione. Da qui il ricorso al Tar a cui la Wash Italia – che chiese 200mila euro di danni – ha depositato otto motivazioni a supporto dell’annullamento del parere negativo alla realizzazione dell’impianto di depurazione. I primi quattro erano inerenti al profilo paesaggistico e al mancato rilascio della relativa autorizzazione, il quinto e sesto riguardavano la compatibilità urbanistica dell’intervento, il settimo era relativo alla violazione della distanza dal confine stradale e l’ultimo era concernente i risvolti ambientali e sanitari dell’opera.
Soddisfatto il sindaco di Nereto Daniele Laurenzi che sottolinea come l’amministrazione comunale abbia agito per la conservazione e tutela del territorio e di conseguenza nessun risarcimento sarà dovuto. «Abbiamo dunque operato legittimamente e correttamente», afferma, «ringrazio i nostri legali, l’avvocatura distrettuale della Regione, del Ministero e della Soprintendenza».
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