In aula con i cartelli: «Liberate Teramo»

Li espone l’opposizione invitando Brucchi a dimettersi e a fare i nomi di chi in maggioranza vorrebbe farlo cadere
TERAMO. E' iniziato con un inconsueto atto di protesta silenziosa il consiglio comunale di ieri dedicato alle interrogazioni. Subito dopo l'appello di apertura dei lavori i consiglieri di opposizione hanno esposto cartelli di denuncia della situazione politica della maggioranza. "Liberate Teramo, andatevene" è l'esortazione stampata sui manifesti sollevati dai rappresentanti della minoranza che si richiamano anche al recente botta e risposta tra il primo cittadino Maurizio Brucchi e il consigliere Alfonso Di Sabatino Martina. "Sindaco, di’ a Dodo chi ti ricatta", recita uno dei cartelli: e da quello prende spunto il capogruppo di "Teramo soprattutto" per un nuovo affondo. «Sto aspettando una risposta», osserva, «il galateo vuole che arrivi entro otto giorni e il sindaco ne ha sciupati già due».
Su questo tema batte anche il grillino Fabio Berardini che definisce la seduta consiliare «una farsa» e insiste sul monito lanciato da Brucchi agli alleati che tirano a farlo cadere. «Devo una risposta a Dodo Di Sabatino, ma a lei proprio nulla», è la replica del primo cittadino al consigliere per poi prendersela con la "figuraccia" fatta a Roma dal Movimento 5 stelle con il rifiuto delle Olimpiadi. «Quand'è in difficoltà il sindaco parla d'altro», ribatte Berardini a cui segue il concitato intervento del capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto. «Per mantenere il sistema di potere lei sindaco ha creato il disastro», accusa, «deve uscire dalla gabbia e interrompere l'agonia dell'amministrazione». Secondo lui è questa l'unica responsabilità che deriva a Brucchi dal suo mandato. «La crisi permanente della maggioranza si trasforma in sofferenza per la città», insiste il consigliere di minoranza, «e il fatto che lei non se ne accorga rende ancora più grave la situazione». D'Alberto elenca una sfilza di problemi a cui la giunta non ha dato risposta a dimostrazione della sua incapacità decisionale e operativa, suscitando una risposta di Brucchi, inizialmente pacata quanto velenosa. Il sindaco allude al possibile siluramento del capogruppo del Pd come futuro candidato sindaco del centrosinistra e ribatte punto per punto sulle questioni amministrative. «Risponderò ai cittadini non a lei», contrattacca, «un'analisi politica è necessaria, ma riguarda la maggioranza che è l'unica legittimata a dirmi quello che devo fare». D'Alberto ricorda, però, di parlare a nome della città e accusa l'amministrazione di prendere decisioni nelle "segrete stanze" a scapito dei teramani. «Non devo fare il candidato sindaco per forza», conclude, «ma una condizione essenziale è la netta discontinuità con chi ha contribuito a creare questo sfacelo».
I cartelli della minoranza suscitano anche la reazione da parte del capogruppo di "Futuro in" Giambattista Quintiliani. «I consiglieri che li hanno esposti sono consapevoli di non saper fare opposizione», accusa, «e per questo si rifugiano nel piazzismo e in una protesta becera, basata sul nulla». Il confronto in aula sfiora anche i temi del prossimo referendum costituzionale. A evocarli è sempre Di Sabatino Martina che sottolinea come il sindaco partecipi a eventi sia per il "Sì" che per il "No". «Ho pensato d'invitarla a una manifestazione per il Ni», ironizza il consigliere, «così avrà a disposizione tutte le opzioni». La battuta induce Brucchi a precisare di essere per il No al referendum ma che parteciperà all'incontro dei favorevoli, organizzato domenica dall'Ndc, perché sarà presente il vice premier Angelino Alfano. «Sono sempre il sindaco», precisa, «se viene un ministro vado a salutarlo anche se poi non presenzio al dibattito».
Gennaro Della Monica
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