In bici da Nereto a Tours con il mantello del patrono

11 Agosto 2023

In quattro percorreranno 3.700 chilometri in un mese per arrivare in Francia  Porteranno la stoffa che copre la statua di San Martino per farla benedire

NERETO. Il 20 agosto saliranno in sella alle loro bici e da Nereto faranno tappa prima a Santiago di Compostela in Spagna, poi a Tours in Francia dove porteranno il mantello della statua di San Martino, patrono di Nereto e vescovo della città situata nella Francia centro-occidentale. Qui Ermenegildo Lelii, Stefano Faenza, Alessandro Boccanera e Franco Giazzi incontreranno il vescovo per la benedizione del mantello della solidarietà cristiana nella cattedrale della città universitaria lasciandone un pezzo alla comunità dove si svolsero i funerali del santo, mentre il resto tornerà a Nereto. Sono 3.700 i chilometri da percorrere per i quattro ciclisti (il più giovane, Stefano, ha 53 anni) che impiegheranno un mese, facendo tappa nei Bed and breakfast. La prima sosta sarà ad Assisi poi percorreranno la litoranea fino a Roncisvalle da dove inizierà la pedalata verso Santiago. Infine, da Santiago il quartetto arriverà a Tours per la benedizione e la consegna del mantello.
Da qui il 20 settembre ripartiranno verso Nereto però con mezzi più comodi e veloci e a bordo dei quli potrebbero essere raggiunti, secondo il programma, da sindaco e vice sindaco di Nereto e dal parroco Massimo Balloni che hanno dato sostegno all’iniziativa insieme a numerosi sponsor privati che hanno creduto nella missione dal doppio valore sportivo e religioso. Per meglio affrontare l’iniziativa, è stata fondata l’associazione “San Martino ciclismo e cultura” di Nereto. «Sarà un’avventura non facile, non conosciamo le condizioni meteo e avremo anche prevedere il cambio gomme alla bici visto che affronteremo anche tracciati brecciati», spiega lo storico ciclista e direttore tecnico Ermenegildo Lelii, «monteremo in sella a bici Gravel particolarmente idonee per questo genere di attività. L’idea è nata per caso durante il colloquio con un direttore tecnico che fece questa esperienza e noi abbiamo pensato di farla nostra legandola, in questo caso però, alla tradizione di San Martino».
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