In centinaia per l’addio a Marta Gli amici: «Sei stata una guerriera»

Folla ai funerali della studentessa di 15 anni e atleta di ginnastica ritmica portata via da un male Le lettere dei compagni: «Non hai mai smesso di lottare e di sorridere, nessuno ti dimenticherà»
TERAMO. Nel giorno dell’addio siamo tutti mamme e papà di Marta.
Perché la bara bianca toglie il fiato in un Duomo pieno all’inverosimile dove i ricordi diventano zattere a cui aggrapparsi. Un dolore di quelli che aprono il cuore senza più rimetterlo a posto.
Soprattutto se hai 15 anni e la tua compagna di classe se n’è andata via per sempre per una malattia. Piangono e si stringono gli amici di Marta Mattielli – che frequentava il secondo anno del liceo scientifico Einstein, da grande voleva fare il chirurgo e intanto volteggiava da atleta della ginnastica ritmica – e la loro presenza accarezza l’anima di mamma Piera, di papà Giuseppe, del fratello più grande Mattia. Perché oggi che tutto è già successo tutto sembra ancora più assurdo e impossibile.
«I tantissimi giovani che sono qui», dice uno dei sacerdoti officianti, «sono la testimonianza di quello che Marta pur nel suo breve tempo terreno è stata per tutti loro: una presenza costante, l’amica sempre al tuo fianco». E questo gli amici di Marta vorrebbero urlarlo al mondo intero.
Si stringono, si fanno forza, si alternano al microfono per leggere messaggi e non fa niente se le parole inciampano con le lacrime che non si fermano. «Ciao Marta, sono qui a parlare davanti a tutti e tu che mi conoscevi così bene sai quanto questo sia difficile per me», dice un suo compagno di classe, «ma lo voglio dire a tutti che guerriera sei stata, con quanta forza hai combattuto e quanta forza hai sempre trasmesso a chi ti stava accanto. Sempre con il sorriso, non hai mai smesso di sorridere. Sei stata un’amica vera, di quelle che ci sono sempre, in ogni momento, nel bene e nel male. Per noi ci sarai sempre perché ci hai insegnato il valore dell’amicizia. Ciao Marta, resterai per tutti la nostra guerriera. Nessuno potrà mai dimenticarti».
Si abbracciano le amiche del cuore che a 15 anni custodiscono tutto l’una dell’altra. «Non amavi le parole sdolcinate», leggono sul foglio pieno di cuoricini, «e noi non le useremo. Parleremo di te, di quanto ti piaceva vivere, stare con gli amici, stare nella tua classe. Di quanto tutto questo sia assurdo, ma purtroppo così. E allora ti ricorderemo sempre come l’amica a cui confidare tutto, quella che aveva una parola giusta per tutti, quella che con il sorriso sfidava il mondo e andava sempre avanti». E poi le parole dei cugini con il più piccolo che si stringe forte ai più grandi. La celebrazione scivola verso la fine con gli ultimi riti in una chiesa che diventa sempre più piena con centinaia di persone e con molta gente rimasta fuori.
E poi, all’esterno, ci sono il cane di Marta, i palloncini bianchi, i fiori, gli applausi, gli abbracci che diventano collettivi, gli sguardi di mamma e papà che quei ragazzi vorrebbero stringerli tutti. Sanno di Marta, della sua voglia di vivere, della sua forza, dei suoi sogni, del suo coraggio di 15enne che voleva diventare un chirurgo e conoscere il mondo. Sanno di Marta soprattutto ora che lei non c’è più.
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