In mostra al Mas le opere dei ragazzi della Piccola opera

GIULIANOVA. L’arte che cura. È questo il tema che la Piccola opera Charitas ha sviluppato nel corso degli anni e che diventa, dal 18 al 20 maggio, una mostra al Museo d’arte dello Splendore. Ci...
GIULIANOVA. L’arte che cura. È questo il tema che la Piccola opera Charitas ha sviluppato nel corso degli anni e che diventa, dal 18 al 20 maggio, una mostra al Museo d’arte dello Splendore. Ci saranno conferenze e dibattiti e verranno esposte le opere realizzate dai ragazzi della Piccola opera e di ragazzi ospiti di strutture simili in Cina e Finlandia.
«Due sono le parole chiave della nostra storia», ha detto Domenico Rega, presidente della Fondazione Piccola opera Charitas durante la conferenza stampa di ieri mattina, «racconto e laboratorio. Il racconto è quello di una storia che inizia 30 anni fa, quando la struttura, fondata da padre Serafino Colangeli 20 anni prima, ha iniziato a utilizzare l’arte come strumento di riabilitazione, attraverso appunto i laboratori. L’arte è lo strumento al servizio del recupero e dell’integrazione sociale. Racconteremo e ci racconteremo con l’organizzazione Huiling e la Fondazione Kaarisilta, attraverso uno scambio ricco di stimoli e emozioni». Alla sessione inaugurale del meeting, mercoledì 18 maggio al Mas, sono stati invitati il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, il presidente dell’associazione parlamentare “Amici della Cina” Vinicio Peluffo e il segretario generale dell’associazione religiosa Istituti socio sanitari Massimo Bufacchi. In concomitanza con il meeting e fino a sabato 28 maggio il Mas ospiterà tre mostre con oltre 80 opere, di cui una a cura dell’Accademia belle arti dell’Aquila. «Si tratta di un evento unico», ha detto il sindaco Francesco Mastromauro, «reso possibile solo grazie al grande impegno profuso negli anni passati».
Il vescovo di Teramo-Atri Michele Seccia ha parlato di un «nuovo umanesimo in Cristo. Non si tratta di numeri, ma di persone, come ama ricordare papa Francesco. Tutto ciò che si può cogliere in ognuno di noi è importante. Questa esperienza è uno dei doni più grandi che ho ricevuto in questa diocesi. Ringrazio tutti gli operatori e le operatrici di tutti i settori. Niente è disperso, ma tutto è valorizzato al servizio della persona». (m.t.)
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